Storia del Torino e del Fila

Presidenti nella storia del Torino Calcio
Hans Schoenbrod

1906 – 1907
Svizzero, è il primo presidente della storia granata. Pur non partecipando alla riunione per la fondazione del nuovo club viene scelto dal connazionale e amico Dick, leader dei dissidenti del club bianconero. Assume la carica il 5 dicembre 1906 due giorni dopo la nascita del club.

Alfredo Dick

1907 – 1908
Industriale svizzero lascia la Juventus e diventa uno dei promotori e fondatori del Torino Football Club portando con se alcuni calciatori svizzeri che avevano indossato la maglia bianconera. Inizialmente lascia la massima carica all’amico Schoenbrod poi diventa numero uno, per un breve periodo, dal 1907.

Giovanni Secondi

1908 – 1911
Uno dei fondatori assume la presidenza del club nel 1909 mantenendola fino al 1911. Torna presidente per un breve periodo dopo la Prima Guerra Mondiale per poi lasciare la carica nel 1920 a Luigi Paissa.

Guido Castoldi
1911 – 1914
Succede a Secondi e rimane in carica fino alla sospensione dell’attività per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Sotto la sua gestione entra in società Vittorio Pozzo. Sotto la sua gestione l’arrivo dall’Argentina dei fratelli Mosso. Nel 1914 il Torino sarà la prima squadra italiana a varcare l’oceano per disputare una serie di amichevoli di prestigio contro squadre brasiliane ed argentine.

Luigi Paissa

1920 – 1922
Gestisce la ripresa dell’attività dopo la Grande Guerra con la squadra caratterizzata dalla fine della dinastia dei fratelli Mosso e l’inizio di quella dei fratelli Martin. Alla fine della sua presidenza lascia la società Vittorio Pozzo.

Giuseppe Bevione
1922 – 1924
Assume la carica nel 1922 arrivando vicino la conquista del titolo in entrambe le stagioni della sua presidenza superato la prima volta dalla Pro Vercelli e la seconda dal Bologna.

Enrico Marone Cinzano

1924 – 1928
Nato a Torino il 15/03/1895. Appassionato di sport si avvicina al Torino diventandone presidente giovanissimo nel 1924. Introduce in società i concetti usati nell’azienda di famiglia: organizzazione ed investimenti a cominciare dall’acquisto del terreno di via Filadelfia dove costruirà lo stadio delle imprese granata dal 17 ottobre 1926. Acquista, pezzo dopo pezzo, giocatori adatti ad un progetto vincente. Dopo una prima stagione in sordina con l’acquisto di Libonatti e Baloncieri il Toro si avvicina allo scudetto. Nel 1927 completa il “trio delle meraviglie” con l’acquisto di Gino Rossetti dallo Spezia e rinforza la squadra col portiere Bosia, il difensore ungherese Balacics e il mediano Colombari. E’ scudetto poi revocato in seguito alla denuncia di una presunta combine nel derby vinto dal Torino 2-1. Per dirigenti e giocatori è una profonda ingiustiza. Il risultato è la conferma del titolo di Campioni d’Italia il campionato seguente con una squadra capace di realizzare 111 reti in 34 gare e subirne solamente 37. La gioia del tricolore non basterà a far dimenticare l’amareazza per l’ingiustizia subita con la revoca dello scudetto: Marone Cinzano lascia la presidenza a Ferrari. Il conte Enrico Marone Cinzano muore il 23 ottobre 1968.

Giacomo Ferrari
1928 – 1930
Eredita la squadra campione d’Italia e sfiora il bis perdendo la finale con il Bologna allo spareggio. Solo quarto l’anno successivo, primo torneo a girone unico.

Giovanni Vastapane
1930 – 1931
Il gruppo dello scudetto comincia a sentire il peso degli anni. Sul mercato si pensa a far cassa: su tutte l’operazione che porta Enrico Colombari a Napoli per 250mila lire, cifra all’epoca ritenuta folle.

Vittorino Gervasio
1931 – 1932
Presidente per un torneo, il 1931/32, concluso a centro classifica con la coppia di allenatori-giocatori Baloncieri-Aliberti e l’esordio in prima squadra di Mario Bo.

G.Battista Mossetto
1932 – 1934
Anni difficili sotto la sua presidenza. Sono gli anni della fase calante del bomber Libonatti, degli addii di Baloncieri, Rossetti II e Sperone. Nel biennio di presidenza sono tre gli allenatori che si alternano sulla panchina granata (Hansel, Rangone e Payer). Il settore giovanile continua peròa sfornare giovani calciatori come Osvaldo Ferrini, Federico Allasio e Giuseppe Maina che bene faranno con i colori granata.

Euclide Silvestri
1934 – 1935
Presidente del primo campionato sofferto nella storia del Toro che guadagna la salvezza solo all’ultima in un drammatica sfida con il Livorno. Lascia la carica a fine stagione.

Giovan Battista Cuniberti
1935 – 1939
Quattro anni di presidenza ricchi di soddisfazione: un secondo posto, due terzi posti e la prima Coppa Italia messa in bacheca. Sotto la sua guida arriva in granata il portiere Aldo Olivieri, fresco campione del mondo ed Egri Erbstein.

Ferruccio Novo

1939 – 1953
Nato a Torino il 22/03/1897. È il creatore, pezzo dopo pezzo, del Grande Torino. Dopo la tragedia di Superga spende molto ma con scarsi risultati dovuti spesso alla fretta di ritornare grandi.

Teresio Guglielmone
1955 – 1956
Dura una sola stagione alla presidenza del club granata che vede la squadra guidata da Annibale Frossi terminare al nono posto. Lascia la presidenza l’anno successivo sostituito da un Comitato esecutivo composto da Colonna, Gay e Liberti.

Mario Rubatto
1957 – 1959
Diventa presidente il 21 giugno del 1957 sostituendo il Comitato Esecutivo. Molte le scelte impopolari dovute a problemi di bilancio: la cessione di Fogli e Castelletti, la sponsorizzazione con la Venchi Unica e l’abbandono del Filadelfia. La squadra assume la denominazione di Talmone Torino e scivola in serie B nel nuovo stadio Comunale. Lascia la carica ad un Consiglio di Emergenza.

Luigi Morando
1959 – 1961
In carica dal 5 agosto 1959 Morando fa sparire il marchio “T” dalle maglie e ritorna a giocare al Filadelfia. Esordio per Giovan Battista Moschino e Giorgio Ferrini per un Toro che, pratico e concreto, risale subito in A. Il campionato successivo chiama in panchina l’ex giocatore Beniamino Santos che porta la squadra ad una salvezza tranquilla lanciando giovani interessanti come Roberto Rosato.

Angelo Filippone
1961 – 1963
Presidente dal 1961 al febbraio del 1963. Porta in granata Denis Law e Joe Baker, talentuosi ma troppo dediti all’alcool e alla bella vita: il Toro guidato da Santos chiude il girone d’andata al terzo posto poi le difficoltà dei due talenti britannici portano il Toro a chiudere al settimo posto. Nel febbraio del 1963 lascia la carica ad Orfeo Pianelli.

Orfeo Pianelli

20/02/1963 – 1982
Nato il 10/08/ 1920 a Vignale di Borgoforte (Mn). Diviene presidente il 20/02/63. Riorganizza la società a passo dopo passo conquista lo scudetto nel 1976. Lascia la presidenza il 21/05/82.

Sergio Rossi

1982 – 1987
Nato a Torino 01/02/23. Sostituisce Pianelli dopo essere stato dal 1959 al 1964 consigliere del club. Richiama Radice e conquista un 2° posto nel 1984/85. Finisce contestato e lascia nel 1987.

Mario Gerbi

1987 – 1989
Già vice dal ’59 al ’63 e dal ’82 al ’87 la sua non è una presidenza fortunata: dopo perso Coppa Italia ai suplementari e qualificazione in Uefa ai rigori nello spareggio il Toro retrocede.

Gian Mauro Borsano

1989 – 1993
Nato a Domodossola il 6/9/46. Acquista il Toro nell’aprile del ’89. Riconquista subito la A e nel ’92 il 3° posto e la finale di Uefa. Travolto dai guai finanziari lascia nel febbraio del ’93.

Roberto Goveani

1993 – 1994
Nato a Pinerolo il 14/08/57. Notaio, stretto collaboratore di Borsano, diventa presidente dal febbraio ’93 all’aprile ’94. C’è la gioia della C. Italia ma soprattutto la vendita dei migliori elementi.

Gian Marco Calleri

1994 – 1997
Acquista il Toro dal tribunale fallimentare l’11/04/94. Ripiana il bilancio vendendo tutto il vendibile. Il primo i risultati sono ottimi, il secondo, dopo il flop Hakan Sukur, vede la squadra retrocedere.

Massimo Vidulich

1997 – 2000
Nato a Genova il 12/09/59. Diventa presidente il 18/03/97. Guida il gruppo dei “genovesi” composto da Bodi, Palazzetti e Regis Milano. Si torna in A al secondo tentativo ma si retrocede subito.

Giuseppe Aghemo

19/04 2000
È al fianco di Cimminelli nella scalata al Torino. Assume la carica dal 19 aprile al 20 maggio 2000. Finirà per litigare con Cimminelli e dimettersi dopo appena un mese.

Francesco Cimminelli & Attilio Romero

2000 – 2005
Nato a Montegiordano (Cs) il 20/07/36. Proprietario dal 19/04/2000 al fallimento del 2005. Si torna in A ma si sprofonda dopo due stagioni. Nel 2005 la nuova promozione: poi il fallimento.

2000 – 12/06/2005
Dopo l’addio di Aghemo viene indicato dal Cimminelli come presidente. Già “tragicamente” noto nella storia granata nel 2005 il Toro fallisce nonostante le sue continue dichiarazioni fiduciose.

Pierluigi Marengo

Presidente Società Civile Campo Torino 16/8/2005
“Salva” il Toro dalla C aderendo come presidente della Società Civile Campo Torino al lodo Petrucci che consente di partire dalla serie B. Il 16/08/05 diventa il 27° presidente del Torino.

Luca Giovannone

23/8/2005
Giovannone il 23 agosto, nonostante le trattative con Cairo, rivendica la proprietà del club. 8 interminabili giorni con l’intervento energico dei tifosi e Giovannone si ritira.

Urbano Cairo

2005 –
Nato ad Alessandria il 21/05/57. Diventa presidente il 2 settembre 2005. Centrata subito la A con una squadra costruita in pochi giorni nella massima serie sono più i dolori che le gioie. Dopo due campionati con la salvezza conquistata all’ultimo al terzo l’amara retrocessione.

Campo Torino (noto con il nome di Stadio Filadelfia) è un ex stadio di Torino, ormai in disuso. Prende il soprannome dalla via sulla quale è edificato, ed ha ospitato per oltre un trentennio le partite casalinghe del Torino Calcio.

STADIO FILADELFIA

Lo stadio venne creato dal conte Enrico Marone di Cinzano, a quei tempi presidente granata. Enrico Marone creòla Società Civile Campo Torino, con quote versate a fondo perduto, e con il solo obbiettivo di acquistare l’area e costruirvi uno stadio con annesso campo di allenamento.[1] Il 24 marzo 1926 viene fatta richiesta di concessione edilizia presso il comune e, dopo l’accettazione, i lavori vengono affidati all’ingegnere Miro Gamba, insegnante al Politecnico di Torino[2]; i lavori di costruzione vennero seguiti dal commendator Riccardo Filippa.[3] Il terreno su cui sorse era, in quel periodo, in periferia, e venne scelto per il basso costo dell’area.[4]

Il conte Marone di Cinzano, la principessa Maria Adelaide e il Duca d’Aosta durante la cerimonia d’inaugurazioneI lavori occupano 5 mesi di lavoro, e poco meno di due milioni e mezzo di lire.[1] L’inaugurazione dell’impianto avvenne il 17 ottobre 1926 e, per l’occasione, si svolse una partita amichevole tra Torino FC e Fortitudo Roma, alla presenza del principe ereditario Umberto II, della principessa Maria Adelaide e di un pubblico di 15.000 spettatori. Il campo venne benedetto prima dell’incontro dall’arcivescovo di Torino, Monsignor Gamba. La partita finì con la vittoria del Torino per 4-0.

La struttura [modifica]
Originariamente lo stadio copriva un’area di 38000 m² cintati da un muro; era formato da due sole tribune, con una capienza che raggiungeva le 15000 unità (1300 in tribuna centrale, 9500 sulle gradinate, 4000 nel parterre). Sotto la tribuna si trovava il parterre, disposto su 13 file. [1]

Lo stadio Filadelfia aveva delle gradinate in cemento, ed una tribuna in legno e ghisa costruita in stile Liberty. Le poltroncine della tribuna erano in legno, e tutte numerate. Il muro che circondava la struttura era alto 2,5 metri.

Le squadre di Torino e Fortitudo Roma che si scontrarono nella partita inauguraleLa facciata era composta da mattoni rossi, con colonne e grandi finestre dotate di infissi bianchi. Le varie finestre erano collegate tra loro da un ballatoio con la ringhiera in ferro.[5] Davanti all’ingresso si trova un vecchio campo che veniva usato per gli allenamenti negli anni trenta.[5]

La struttura portante dell’edificio era in cemento armato, mentre quella delle tribune era composta da pilastri che sostengono una rete longitudinale di capriate trasversali in legno su cui sono sistemati pannelli di eternit. Il parterre è formato invece da setti trasversali in muratura. Il sostegno della bandiera che si trovava all’entrata era alto sei metri circa; il suo basamento è coperto da bassorilievi raffiguranti greche in stile Art déco.[1]

Il campo misurava 110×70 metri ed era coperto di erba e dotato di un sistema di drenaggio. Sotto alle tribune si trovava l’appartamento del custode, e quattordici camere che servivano oltre ai giocatori ed all’arbitro, anche l’infermeria, la direzione, ed una sala per rinfreschi. I giocatori potevano raggiungere il campo dagli spogliatoi attraverso un sottopassaggio.[1]

Lo stadio subì opere di ampliamento. Nel 1928 venne aggiunta la biglietteria, e nel 1932 la gradinata della tribuna venne ingrandita portando la capacità totale a 3000 persone.[1][3]

Il Grande Torino [modifica]
L’area e e una delle porte del vecchio stadioQuesto stadio ospitòle partite casalinghe del Torino fino sul finire degli anni cinquanta. Qui i granata vinsero sei dei loro sette scudetti, a cui va aggiunto anche quello revocato nel 1927.

In questa struttura il Torino vinse 100 gare consecutive, restando imbattuto per sei anni, dal 17 gennaio 1943 alla Tragedia di Superga, compreso il famoso 10-0 rifilato all’Alessandria (ancora record per una gara di serie A).[6] È in questo stadio che si esibiva Bormida, il tifoso trombettista reso famoso dal recente film Ora e per sempre.[5]

Il 13 luglio 1943, nel mezzo della seconda guerra mondiale, venne bombardato anche il Filadelfia. Tra le parti danneggiate si trova il campo (utilizzato dagli alleati per giocare a baseball) oltre alle gradinate di via Giordano Bruno. Nonostante la copertura della tribuna fosse intatta, le travi metalliche vengono asportare per rifornire probabilmente l’industria bellica, e sostituite con altre in legno.[4]

Il Filadelfia divenne inagibile per molto tempo, ed il campionato del 1944 viene disputato presso il vicino Motovelodromo di corso Casale. In seguito il Torino si spostòpresso lo Stadio Mussolini, futuro stadio Comunale.[6]

Dopo la guerra i lavori di ristrutturazione vennero eseguiti dal nuovo presidente Ferruccio Novo.[7]

Nel 1959 venne approvato un nuovo piano regolatore generale secondo cui, dal 6 ottobre, per l’area veniva prevista una destinazione di gioco e sport, e si accennava al riconoscimento del valore storico.[8]

L’abbandono [modifica]
Dopo Superga il presidente Ferruccio Novo diede in garanzia lo stadio alla Federcalcio, e secondo qualcuno pensòaddirittura alla possibilità di demolirlo.[9]

Nel dopoguerra l’area del Filadelfia diventa residenziale, e nasce l’idea di abbattere il complesso per costruire nuovi edifici. Nel 1959 esce il nuovo piano regolatore che definisce l’area “verde pubblico”, ed il progetto fallisce.[10]

Nella stagione 1957-58 il Torino, denominato Talmone per via di una sponsorizzazione, si trasferisce allo Stadio Comunale: la stagione successiva si concluse con la retrocessione in Serie B. L’anno seguente, per una questione scaramantica, la squadra torno a giocare al Filadelfia, e lo stadio ridivenne la casa del Torino Calcio per qualche anno.

Il 19 maggio 1963 viene disputata l’ultima partita ufficiale, un Torino-Napoli terminato 1-1 con gol di Bearzot (T) e di Corelli (N). A partire dalla stagione seguente i granata si trasferiscono definitivamente al “Comunale”, che avevano iniziato ad utilizzare saltuariamente, soprattutto per gli incontri di maggior richiamo e, di conseguenza, con maggiore affluenza.

Nel 1970 si tenta per la prima volta di recuperare il Filadelfia, quando il Presidente era Orfeo Pianelli; la Società Civile Campo Torino fa eseguire un progetto per la ristrutturazione. L’idea è di permettere l’allenamento della prima squadra con il recupero del campo e la costruzione di una palestra. I lavori subiscono qualche problema, e vengono annullati nel 1973 in quanto l’area risulta ancora destinata al verde pubblico.[10] L’idea di Pianelli prevedeva l’abbattimento totale della struttura, la costruzione di campi di gioco e di una struttura per gli alloggi delle giovanili. Il progetto originale fallì anche a causa di alcune minacce di morte ricevute dal presidente.[9] Il 18 ottobre viene rilasciata la concessione edilizia, ma solo in forma precaria, e prevedendo un canone annuo.[11]

Il Torino continuòad allenarsi qui fino al 1979, quando si trasferì nella moderna struttura di Orbassano, usata ancora oggi, lasciando il campo di allenamento alle giovanili.[10]

La manutenzione peròfu abbandonata, ed in pochi anni gli spalti si deteriorarono. Negli anni ottanta il degrado ebbe una crescita esponenziale, soprattutto a causa del calcestruzzo utilizzato nella costruzione, e si arrivòanche a parziali crolli delle strutture.

Recenti tentativi di ricostruzione [modifica]
Il tentativo del 1985-87 (Sergio Rossi) [modifica]
Oggi le antiche tribune sono ridotte a qualche a qualche moncone recintato per il pericolo di crolliNel quinquennio successivo, dal 1980 al 1985, più volte il Comune e la Soprintendenza richiamarono la società per le strutture fatiscenti, e per il pericolo penale dovuto ad eventuali crolli.[10][12] In questo periodo il presidente granata è Sergio Rossi.

Il 4 marzo 1985, dopo l’ennesimo richiamo, la Società Civile Campo Torino assume l’ingegner Francesco Ossola, della Tecnogest Progetti, per effettuare uno studio dello stadio. Il 16 marzo vengono presentati i risultati, che tracciano uno stato particolarmente cadente, e suggeriscono la rimozione di parte della costruzione.[13] Le tribune vengono chiuse al pubblico, che viene obbligato a restare fuori dai cancelli anche durante le partite della Primavera.[14]

La risposta allo studio di Ossola arriva il 29 marzo, ed impone alla società interventi precisi. Tre giorni prima Giacomo Donato, per conto del comune, aveva svolto un sopralluogo che era terminato con una relazione in cui accennava alla possibilità di recuperare l’agibilità (ma solo in parte) grazie allo svolgimento di alcuni lavori.[15] Nel luglio del 1986 il Torino presenta un piano di recupero, frutto dello studio dell’impresa Italresine.[16]

Alla fine del 1986 la Società Civile Campo Torino, nella persona del presidente Lorenzo Rigetti, richiede al comune la concessione edilizia per lo svolgimento dei lavori proposti da Ossola.[17]

Verranno ricostruite buona parte delle tribune, con l’obbiettivo di recuperare una capacità di 5.000-6.000 posti. Le attività previste dopo i lavori comprendono allenamenti della prima squadra, allenamenti e partite della Primavera e delle altre giovanili.[18] Il comune esamina la richiesta e, prima di rispondere, decide di sentire il parere della Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici del Piemonte, che risponde l’8 aprile dando parere favorevole, ed accennando al valore storico-architettonico di una parte del complesso.[19] Il comune accetta la richiesta del Torino il 22 maggio 1987, l’Ufficio tecnico dei Lavori pubblici da il consenso alla ristrutturazione, eppure i lavori non sono mai iniziati.[10]

Il tentativo del 1988-93 (Gian Mauro Borsano) [modifica]
L’8 marzo 1988 scade il mutuo che assegnava la proprietà dello stadio alla Federcalcio, per cui il Torino Calcio ne torna proprietario. Lo stadio passa da Antonio Matarrese (Federcalcio) a Mario Gerbi (presidente del Torino) dietro un simbolico pagamento di venti milioni di lire. Il nuovo progetto viene affidato a Gino Zavanella.[20] Il suo progetto è diviso in lotti che verranno sviluppati per gradi. La prima parte riguarda la tribuna in legno che, secondo Zavarella, è ancora recuperabile, il rifacimento della copertura e della tribuna ovest.[20] In seguito verrebbero rifatte le strutture in cemento ed il resto delle tribune, demolite e ricostruite da zero. Infine si passerebbe agli spogliatoi ed agli altri spazi sotto le tribune. L’obbiettivo è di raggiungere una capienza di 14000 posti.[20] Si inizia a parlare della possibilità di includere un museo nella struttura.

Il progetto di Zavanella diventa ufficiale il 13 novembre 1991, quando il presidente granata Gian Mauro Borsano chiede la relativa concessione edilizia.[21] Il Servizio sanitario nazionale rigettòil progetto per alcune carenze, e l’8 luglio 1992 la commissione igienico-edilizia rifiuta la concessione edilizia in quanto il progetto non rispetta l’articolo 85 della Legge regionale n. 56/7, essendo l’area considerata ancora “verde pubblico”. Questo parere si concretizza con l’ufficiale rifiuto del sindaco espresso il 16 ottobre 1992.[22] All’inizio del 1993 viene ripresentata al comune la richiesta basata sul progetto di Zavarella, con le opportune modifiche richieste dal comune per adeguarsi al piano regolatore. Il comune chiede una parere alla Soprintendenza, e passati due mesi viene ufficializzata la diffida di inizio lavori. A marzo il progetto di Zavarella viene definitivamente accantonato.[10]

Il tentativo del 1993 (Roberto Goveani) [modifica]
L’ingresso dagli spogliatoi sul campoNel 1993 la presidenza del Torino passa a Roberto Goveani, che nel suo discorso di presentazione afferma che il Filadelfia è per lui una priorità.[23] Vuole uno stadio da 30000 posti, prevedendo una spesa di trenta miliardi di lire. Si dice che l’Istituto per il credito sportivo possa anticipare 10 miliardi a tasso agevolato, ed i restanti venti sarebbero raccolti tra finanziatori privati.[10] L’8 luglio 1993 Mario Borghezio presenta un’interrogazione parlamentare ai ministri dell’Interno e dei Beni Culturali.[24] La Soprintendenza nega le affermazioni di Borghezio, ma predispone un sopralluogo in cui si scopre che le condizioni sono peggiori del previsto. L’9 ottobre viene inviata al Torino una comunicazione che revoca l’agibilità del complesso.[25] Per questo motivo vengono spostate le partite della Primavera presso il Campo Ruffini, anche si continua ad allenarsi al Filadelfia. La concessione dell’agibilità verrà rilasciata solo dietro presentazione, entro due settimane, di un piano serio.[26] Un incontro tra il Torino ed i responsabili del comune delinea i lavori necessari urgentemente; tra questi il rifacimento completo del corridoio tra spogliatoi e campo, l’impianto elettrico ed il riscaldamento, ed i sanitari. Andrà anche pagata una ditta esterna per svolgere studi sulla sicurezza della tribuna Liberty, protetta dalle Belle Arti.[10] A questo punto l’idea progettuale di Goveani viene accantonata, superata dalla priorità dei lavori necessari a riottenere l’agibilità. A questo punto si presentano tre possibilità per il Filadelfia:

Farne un impianto da 30000 posti, che potesse ospitare il Torino prendendo il posto del Delle Alpi. Questa ipotesi non rispetta peròl’attuale piano regolatore
Farne un impianto da 15000 posti, accettabile per il comune, ma che innalzerebbe una struttura non utile a nessuno
Farne un impianto da 5000 posti, rispolverando il progetto di Ossola. In questo caso comprenderebbe anche la sede societaria
Ovviamente la scelta più conveniente è la terza, che comporterebbe una spesa di circa 15 miliardi di lire, 10 dei quali prestati dal Credito Sportivo.

Nel novembre de 1993 Tuttosport propose una petizione tra i tifosi per mobilitare il comune ed il CONI. L’iniziativa permise la raccolta di 60000 firme.[10] Una crisi economica societaria obbliga Goveani a vendere la squadra, ed il suo progetto finisce negli archivi.

L’accantonamento del progetto (Gianmarco Calleri) [modifica]
L’ennesimo rischio di fallimento favorisce un nuovo cambio di dirigenza, che porta a capo del Torino Gianmarco Calleri, ex patron della Lazio. A differenza dei predecessori Calleri considera il Filadelfia un peso, e afferma di non avere interesse al suo recupero.[10] La mancanza di lavori di ristrutturazione costano al Torino numerose sanzioni pecuniarie e, dopo l’ennesima proroga, il 27 settembre 1994 ne viene dichiarata la completa inagibilità a causa dei continui crolli.[27] Per evitare il continuo ingresso nello stadio da parte di tifosi e senzatetto, il comune obbliga il Torino a recintare l’area. La situazione economica del Torino non lo permette, e quindi ci pensa il Comune ad erigere le barriere.

Il tentativo del 1995-97 (Diego Novelli) [modifica]
particolare delle tribuneNel 1995 si apre una nuova speranza per il Filadelfia. L’ex sindaco di Torino Diego Novelli, eletto consigliere nelle liste de La Rete, in seguito ad un confronto con Calleri, decide di dare vita ad una fondazione destinata al recupero dell’impianto.[28] Alla fondazione partecipano molte persone famose: lo stesso Diego Novelli, Giancarlo Caselli, Nino Defilippis, Gianpaolo Ormezzano, Giuseppe Tarantino, il Torino Calcio e l’allora sindaco di Torino, Valentino Castellani. Lo Studio Renacco, incaricato del progetto, immagina un complesso polifunzionale da 12000-15000 posti (tutti seduti e coperti). Viene anche prevista la costruzione di negozi, ristoranti, birrerie, una palestra, minimarket e addirittura delle strutture residenziali. Il piazzale antistante ospiterebbe un parcheggio interrato a due livelli, con 4600 metri quadrati per piano ed un totale di 160 posti auto.[10]

Questo nuovo progetto viene approvato dalla Soprintendenza e dal comune. Si prevede una spesa totale di cinquanta miliardi di lire; i lavori occuperebbero il periodo tra la primavera del 1996 e gennaio 2006, giusto in tempo per il cinquantenario della tragedia di Superga. Parte una sottoscrizione privata per recuperare i fondi; in cambio di un’offerta di 100.000 lire si vedrebbe il proprio nome scritto su un mattone del nuovo stadio.[29] Nel luglio 1995 viene abbattuta una parte di gradinata nord, e si comincia a parlare di una variante al progetto che avrebbe permesso di portare la capienza a 25000 posti.

I lavori andavano presentati in comune entro ottobre, ma i fratelli Riccardo e Roberto Renacco consegnano il progetto tra febbraio e marzo 1996.[10] Lo studio effettuato presso stadi europei simili fa paventare la possibilità che il nuovo impianto possa essere usato anche per incontri ufficiali. Tra gli altri stadi studiati ci furono l’Highbury dell’Arsenal, Marassi, il Louis II di Montecarlo di Monte Carlo e l’Ulevaal di Oslo.

Il nuovo progetto viene presentato il 12 dicembre 1995. Lo stadio sarebbe da 15000 posti (seduti e coperti), simile al Louis II all’interno, e ad Highbury all’esterno. La nuova sede, la palestra, il museo, la biblioteca e la videoteca si troverebbero sotto alle tribune. Il vecchio campo di allenamento dovrebbe fare posto ad hotel e foresterie. Il parcheggio sarebbe interrato, strutturato su tre livelli, e fornirebbe 300 posti auto.[10] A parte la tribuna protetta dalle Belle Arti, tutto il resto sarebbe da demolire. Continue difficoltà burocratiche portano a numerosi rinvii della presentazione del progetto alla Commissione igienico edilizia. I contrasti peggiorano nel 1996-97, ed il 10 aprile 1998 il Filadelfia viene raso al suolo.[10]

Il tentativo del 1997-98 (Massimo Vidulich) [modifica]
Il toro, simbolo della squadra e dello stadioNel 1997 la Juventus minaccia di andarsene da Torino, a meno che la situazione degli stadi non si sblocchi. Lo stadio Delle Alpi, costruito per il mondiale del 1990, non piace né alla Juventus né al Torino. Per risolvere il problema il sindaco Castellani fa stendere un progetto. Secondo questa idea la Juventus avrebbe ottenuto il Comunale, mentre al Torino veniva permesso di ristrutturare il Filadelfia portandolo a 20000 posti. Ad aprile viene effettuato un sopralluogo per mano dell’architetto Daniela Biancolini (della Sopraintendenza), l’onorevole Diego Novelli (della Fondazione), l’architetto Franco Corsivo (assessore del Comune) ed i titolari dell’impresa Renacco. L’obbiettivo è di far partire i lavori entro luglio.[30][31] Vengono avanzati dubbi sul fatto che 20000 posti siano sufficienti in serie A, ma soprattutto si parla della convenienza economica per il Torino di un investimento tanto importante. Bisogna trovare quarantadue miliardi, e si pensa di recuperarne ventidue vendendo spazi commerciali, mentre il resto verrebbe prestato dal Credito sportivo, con un rimborso di 1,8 miliardi l’anno per quindici anni.[10] Il problema è che lo stadio è di proprietà della Fondazione, e quindi dopo aver estinto il debito il Torino non avrebbe in mano nulla. Questa cosa ovviamente non va bene a Massimo Vidulich, nuovo presidente del Torino. La Fondazione, dopo aver salvato il Filadelfia dalle speculazioni di Borsano, non si fida della nuova presidenza.

Il 30 aprile 1997, dopo aver parlato con la Soprintendenza, la Fondazione Campo Filadelfia chiede al Comune di poter demolire quello che resta dello stadio.[32] Il 6 e 7 maggio viene accettata la demolizione, con l’esclusione dell’ingresso su via Filadelfia e di parte delle gradinate.[33]

A questo punto, con l’autorizzazione in mano per uno stadio da 25000 posti, si inizia a pensare ai finanziamenti. Secondo Novelli se ne potevano recuperare dieci dall’affitto o dalla vendita di adiacenti aree commerciali; cinque dalle offerte dei tifosi (100.000 lire per avere il proprio nome su un mattone), cinque dagli sponsor, e dieci dal Credito sportivo, con un tasso del 3,5 percento per quindici anni.[34] A questo punto l’unico problema è trovare un accordo per la proprietà dello stadio; viene svolto un incontro tra Massimo Vidulich e Diego Novelli, rispettivamente rappresentanti del Torino Calcio e della Società Civile Campo Torino. Il 18 luglio 1997 iniziano i lavori di demolizione, ad opera dell’Impresa costruttrice Recchi Spa – CO.GE; Il costo è di 350 milioni. Il direttore del Credito sportivo, Savini Ricci, si offre di concedere un finanziamento fino a quaranta miliardi al 4,5 percento.

Il 5 dicembre 1997 si svolge un’altra riunione a cui partecipano il Torino, il Comune e la Fondazione. Viene presentato il progetto per “Torinello”, un centro sportivo che la società granata vorrebbe costruire nei pressi del Filadelfia, e si annuncia che i lavori di costruzione slitteranno a causa di una modifica che porterà la capacità totale a 35000 posti. La superficie totale del complesso sarebbe di 170 000 metri quadrati.

Ad aprile del 1998 l’amministrazione comunale decide di bloccare i lavori di demolizione. Secondo loro l’autorizzazione non è mai stata data, ed i lavori sono illegali.[35] Si apre una discussione tra maggioranza ed opposizione in Comune, ed i due si trovano d’accordo sul fatto che il Comunale ed il Filadelfia non possano essere ricostruiti perché situati sul territorio cittadino. Il sindaco Castellani accusa anche il Torino di aver modificato pesantemente il progetto dopo l’approvazione (non ufficiale) del Comune.

Il tentativo del 1999-2005 (Francesco Cimminelli) [modifica]
A causa dei pericolo di crolli tutta l’area è stata cintataIl 27 marzo 1999 Diego Novelli annuncia di aver ricevuto una donazione di settanta miliardi da parte di Giuseppe Aghemo, industriale che da tempo vuole acquistare il Torino. Grazie a questo Novelli decide di ricostruire lo stadio senza l’aiuto del Torino Calcio, che poi avrebbe pagato l’affitto per lo sfruttamento dell’area.[36] Dopo due incontri distinti tenuti tra i “contendenti” ed il Comune, il presidente del Torno Vidulich si dice soddisfatto, e pronto a trovare un accordo con la Fondazione.[37] Arriva il 4 maggio, anniversario di Superga, e si rincorrono le voci su un presunto annullamento della cerimonia perché il cantiere ancora chiuso renderebbe inutile la posa della prima pietra. Alla fine l’accordo si trova e la cerimonia si tiene.[38][39] Ad agosto spunta per la prima volta il nome di Francesco Cimminelli, il finanziatore che starebbe dietro ad Aghemo. L’ingegner Renacco fa filtrare le prime indiscrezioni sul nuovo progetto; un impianto ispirato all’Arsenal Stadium di Londra, in mattoni e cemento.[40] Alcune trattative aperte col ministero permetterebbero di portarlo a 32000-34000 posti. La spesa prevista è di settanta miliardi, e secondo Renacco servono sei mesi per ricevere la concessione edilizia. I lavori dovrebbero iniziare a giugno del 2000.[41] Un incontro in comune, con l’intenzione di trovare un accordo per l’affitto o il mutuo, finisce in nulla di fatto; Vidulich lascia aperta la strada alla possibile ricostruzione effettuata dalla società granata senza aiuti esterni.[42]

Il 17 ottobre 1999 Novelli dichiara di aver dato mandato al gruppo di Aghemo di cercare un costruttore; il Torino Calcio ha tre mesi di tempo per offrire i settanta miliardi necessari, e subentrare così ad Aghemo.[43] Il termine scade il 18 gennaio 2000, senza che il Torino abbia avanzato altre proposte. Contemporaneamente Aghemo tenta l’acquisto della società granata, offrendo trenta miliardi che, secondo Vidulich, sono insufficienti.[41]

Nell’aprile 2000 le trattative per l’acquisto del Torino si concludono; la squadra passa dalle mani della Bullfin dei genovesi, a quelle della SIS (Società Investimenti Sportivi) di Cimminelli. Cimminelli è ora proprietario del 98,55% del Torino. Il costo complessivo è di ottanta miliardi: trentacinque a Vidulich, il resto per coprire i debiti. Il nuovo presidente è Giuseppe Aghemo.[41] Secondo alcuni (come Tuttosport) il passaggio di proprietà è una buona cosa, altri diffidano del fatto che Cimminelli, per sua ammissione, sia interessato soltanto al terreno del Filadelfia.[44] Si comincia a dire che Cimminelli, tifoso juventino, sia diventato presidente del Torino solo per agevolare i bianconeri nella “questione stadi”; per questo motivo, dopo quaranta giorni di presidenza, Aghemo si dimette perché ritiene di essere “diventato un presidente di facciata, senza portafoglio e senza potere”.[45]

L’architetto Alberto Rolla viene incaricato di stilare un nuovo progetto, presentato il 17 ottobre 2000 da Francesco Cimminelli e Attilio Romero. Il nuovo stadio occuperà un’area di 73000 metri quadrati, su una zona adiacente al vecchio impianto sportivo. Lo stadio sarà dotato di un tetto semovente, e di una tribuna coperta da 25000 spettatori. Il termine dei lavori è previsto per il 2004, ed il TOROC (il comitato olimpico) comincia a pensare all’idea di disputare le gare di hockey al nuovo Filadelfia.[46] Intanto Cimminelli ha comprato dalla Fondazione il terreno del Filadelfia per 140 milioni di lire. Viene presentato il nuovo progetto di Rolla, e questa volta lo stadio a cui ispirarsi è l’Amsterdam ArenA dell’Ajax, e si conta di raggiungere le 30 000 unità di capienza. Il vecchio stadio diventerà un museo della memoria, e la tribuna lignea verrà ricostruita solo per ospitare il museo.[41]

Il 21 febbraio 2001 viene modificato il piano regolatore, aprendo così la strada alla costruzione del nuovo Filadelfia. Il problema è che le elezioni sono vicine e resta poco tempo perché la giunta comunale dia il via libera. Approfittando di questo, l’esponente dei Verdi Silvio Viale fa naufragare il progetto facendo ostruzionismo, e presentando ben 573 emendamenti.[47] Le sue dichiarazioni gli costano una querela da parte dei DS.[48] Cimminelli dichiara di essere stato tradito dal Comune e, abbandonando il progetto, di puntare al Delle Alpi.[49][50]

Questo ennesimo naufragio sconvolge la tifoseria granata che, in risposta, organizza una serie di proteste.[51] Durante Torino-Chievo del 6 aprile appaiono in curva striscioni contro Viale, e la società granata verrà multata di 10 milioni. Il 4 maggio, 51° anniversario di Superga, viene organizzata una marcia di protesta che si conclude in piazza Palazzo di Città.[41]

La nuova giunta guidata da Sergio Chiamparino riallaccia i contatti con Cimminelli. La nuova giunta ritiene esagerata la richiesta del Torino, ed ufficializza il fatto che il Filadelfia non verrà usato durante i XX Giochi olimpici invernali.

Nel 2001 scade il contratto di affitto del Delle Alpi, ed il Torino ribadisce la voglia di spostarsi al Filadelfia. Il 18 giugno 2002 viene steso il nuovo contratto tra Comune, Torino e Juventus: viene concesso in uso il Delle Alpi ai bianconeri per 99 anni, ad altrettanto per il Comunale al Torino. Del Filadelfia si parla ancora il 18 novembre 2002[52]. Secondo l’assessore Viano si possono accettare la costruzione di residenze, supermercati, un parcheggio ed un campo di calcio (da notare il declassamento da “stadio” a “campo di calcio”). Il terreno del Filadelfia viene declassato da “edificio di particolare interesse storico” a “edificio di valore documentario”.

Il 19 dicembre 2002 il Filadelfia viene venduto dalla SIS di Francesco Cimminelli al Torino Calcio dello stesso Cimminelli; il costo dell’operazione è di 750 000 euro. Questa mossa di Cimminelli è poco trasparente, e viene sottoposta a dure critiche. Per prima cosa la SIS incassa dieci volte il costo che aveva sostenuto per l’acquisto dalla Fondazione di Novelli. La “Società Civile Campo Torino”, inglobata nella SIS, scompare e, soprattutto, viene meno il vincolo posto in precedenza da Novelli riguardo all’indivisibilità dell’area del Filadelfia.[41] Questa mossa è ovviamente criticata in modo duro da Novelli che, sentendosi ingannato, rilascia dichiarazioni pesanti sul conto di Cimminelli.[53]

Il 23 dicembre 2002 viene messo in dubbio il contratto tra Comune e Torino per il Comunale, e si torna a parlare della ricostruzione del Filadelfia. Una nuova idea di costruire edifici commerciali ridimensionerebbe il campo sportivo ad un puro corollario; i tifosi del Torino, per protesta, decidono di occupare il terreno,[54] ed organizzare una marcia collettiva.[55] Il progetto viene bloccato dalla Soprintendenza per i Beni e Attività Culturali che dichiara impossibile la costruzione proposta senza danneggiare le aree protette. Il 9 dicembre 2003 il Consiglio comunale approva la variante al piano regolatore, permettendo le nuove costruzioni (31 favorevoli, 10 contrari e 1 astenuto).[41]

Nell’aprile 2004 la nuova proposta del Torino prevede una ricostruzione fedele del vecchio Filadelfia.[56][57] Questo progetto, anch’esso di Rolla, prevede un impianto da 2200 posti in erba sintetica. Questa proposta non incontròil favore dei tifosi, che lo reputarono troppo piccolo. L’area dello stadio, 13000 metri quadri, passa dal Comune al Torino con sfruttamento per 99 anni del diritto di superficie. La concessione contiene una serie di vincoli per la ricostruzione, tra cui il divieto di cedere ad altri il diritto di superficie (per evitare altri scandali come il trasferimento al Torino Calcio già citato), e l’obbligo di costruire lo stadio prima di ogni altra struttura commerciale.[41]

Il 13 luglio il progetto di Rolla viene respinto all’unanimità dalla Soprintendenza[58] e dal Comune[59]. A fine settembre Rolla presenta il progetto corretto, e questa volta viene valutato accettabile.[60] Nel settembre 2004 circola la voce che il Torino, in crisi economica, abbia sospeso i pagamenti dei lavori di ricostruzione del Comunale.

I tifosi, ormai in aperta contestazione, arrivano a formare il Comitato Dignità Granata, un’associazione con il compito di vigilare sul Filadelfia, denunciandone scandali e speculazioni edilizie.[61] Il 16 dicembre 2004 i tifosi ricreano la defunta “Società Civile Campo Torino SRL”; a questa società partecipano anche gli Angeli del Filadelfia e le Sentinelle del Filadelfia. L’obbiettivo è convincere il Comune a revocare la concessione data al Torino Calcio, ed in particolare a Cimminelli. Anche l’Associazione Ex Calciatori Granata si mobilita.[62] Quest’ultima associazione, composta da giocatori che hanno giocato nel vecchio Filadelfia, afferma di volr ricomprare il terreno.[63] Il 18 marzo l’associazione presenta un nuovo progetto, redatto da Andrea Gaveglio e Fabio Mellina Gottardo. I due, laureatisi con una tesi sul Filadelfia, propongono uno stadio da 11000 posti.[64] Il progetto viene accettato il 21 marzo dal Comune.

A marzo 2005 il Comune riceve uno studio effettuato dall Federcalcio sui bilanci di Juventus e Torino, e non sono positivi per il Filadelfia. Il 26 giugno 2005 il Torino festeggia la promozione contro il Perugia, e una settimana dopo viene dichiarato non idoneo all’iscrizione alla serie A.

Lo Stadio Filadelfia nel 2005, in occasione del 56° anniversario della Tragedia di SupergaIl 4 maggio 2005, anniversario della sciagura, viene organizzata una partita tra vecchie glorie e tifosi. Alla partita partecipano oltre 15000 tifosi, e 66 giocatori.

Il tentativo del 2005 (Urbano Cairo) [modifica]
Il fallimento della società granata rischia di farla sparire completamente, e quindi Pierluigi Marengo, con altri piccoli imprenditori, si prende la responsabilità di far rinascere la squadra chiedendo l’ammissione al Lodo Petrucci, che permetterebbe la ripartenza dalla serie B invece che dalla C. La FIGC non considera sufficiente la proposta economica, e quindi alla cordata si unisce la SMAT. Il 19 agosto, durante la conferenza stampa che avrebbe dovuto presentare la nuova società, viene annunciato l’acquisto della stessa da parte di Urbano Cairo. Il 12 luglio 2006 Cairo acquista ad un’asta fallimentare i diritti sportivi del vecchio Torino per 1 milione e 411 mila euro. La riconquista di coppe e cimeli permette di rendere ufficiale la continuità societaria con la vecchia gestione.[41]

Il fallimento societario ha messo in mano al curatore fallimentare tutti i beni, per poter rientrare il più possibile dei debiti e pagare i creditori. Tra questi beni si trovano le foto storiche, i documenti e, soprattutto, il diritto di superficie del Filadelfia. Viene proposto a Cairo di acquistare in un singolo colpo i cimeli, il marchio ed il Filadelfia, ma le disponibilità finanziarie del magnate sono al momento insufficienti, e chiede di escludere il Filadelfia dalla trattativa.[41]

Il 2 febbraio 2006, l’assessore Elda Tessore, responsabile delle olimpiadi invernali, dopo un sopralluogo consiglia di nascondere l’impianto coprendolo con alcuni teloni. La scelta fa infuriare la tifoseria granata che lo ritiene inaccettabile, soprattutto perché non sono stati stanziati soldi per il suo recupero.[65]

Il 25 maggio il Comune riacquista il Filadelfia dal curatore fallimentare, e si impegna ad iniziare i lavori entro l’1 ottobre. Viene stipulato un accordo tra Comune, il curatore fallimentare e le altre società interessate all’area: Bennet, Mo.Cla. e Italcostruzioni.[66] I tifosi non sono soddisfatti, ed il 27 giugno 2006 viene presentata una petizione che chiede di eliminare dall’accordo la costruzione dei palazzi sopra al vecchio campo di allenamento. Dopo un incontro con i rappresentanti dei tifosi, il 31 luglio viene siglato un accorda tra il Comune e le altre società che vogliono costruire; in questo accordo si precisa che i palazzi verranno spostati in un’altra zona.[41]

La città promette sette milioni, e ci si aspetta da Cairo il restante investimento che però, per le limitate risorse finanziarie, non arriva. Presso il Comune si svolgono una serie di incontri tra l’amministrazione comunale, il Torino e varie associazioni, fondazioni e gruppi di tifosi, con il fine di creare una nuova Fondazione che possa gestire la ricostruzione del Filadelfia.[67] Lo statuto della costituenda Fondazione viene presentato il 28 novembre 2007.[68]

Il 13 novembre 2007 viene modificato il piano regolatore per ufficializzare lo spostamento dei palazzi; nella stessa modifica si predispongono 4000 metri quadri di attività commerciali, necessarie per recuperare i fondi.[69] Il Comune accetta lo statuto della neonata Fondazione il 23 gennaio 2008. A questo punto, secondo quanto contenuto nello statuto, la Fondazione ha un anno di tempo per reperire i fondi necessari alla costruzione ed alla gestione del nuovo centro sportivo.

Questo progetto è dovuto all’Associazione ex calciatori del Torino capitanata da Angelo Cereser, ex giocatore granata, oggi immobiliarista. Questo progetto prevede la creazione di due campi da calcio (per l’allenamento delle giovanili e per preparazione e amichevoli della prima squadra). Da parte a questi campi sorgerebbe un’area commerciale da 3000 metri quadri, alta due piani, che dovrebbe permettere di racimolare i soldi necessari per il finanziamento del progetto.[70] Il 9 maggio 2008 un emendamento del consigliere regionale Gian Luca Vignale (AN) viene approvato, e la regione si impegna ad entrare nella Fondazione Filadelfia quale socio fondatore.[71]

Gli Angeli del Filadelfia [modifica]
vista da dietro la reteAbbandonato, divenuto dimora delle erbacce, si è arrivati ad usare il campo come se fosse un orto.[72] Un gruppo di tifosi ha deciso di organizzarsi e preoccuparsi della sua manutenzione; si tratta de “gli Angeli del Filadelfia”. Grazie a loro viene mantenuto in discrete condizioni, tanto che il campo è ora nuovamente tornato in condizioni praticabili.[2]

Il 4 maggio 2005 infatti, in occasione del 56° anniversario della Tragedia di Superga, vi si è disputato un incontro di calcio tra vecchie glorie granata (comprendente i giocatori del Torino Campione d’Italia 1976) ed una selezione di tifosi.

Il Filadelfia nel cinema [modifica]

Complotto contro il vecchio Torino
“Il Manifesto”, 18 agosto 2005
Affermo subito che sono torinese e torinista e che non sopporto più l’importanza e i significati ipocritamente virtuosi ed esagerati che la maggior parte dei mezzi di comunicazione italiani usano ogni giorno dare allo spettacolo del gioco del pallone, per interressi palesi nell’indotto dell’industria del calcio. Ma la richiesta di spazio per le vicende del mio vecchio e amatissimo Toro, ha questa volta una giustificazione quasi sociologica e tesa a leggere un malessere, quello della città della Mole, che era governata da un «reame» (la Fiat), ha vissuto per un secolo in regime di monarchia, quella della famiglia Agnelli, ed ora, non essendo ancora stata dichiarata in città la Repubblica tecnologica che succede alla monarchia industriale, non ha ancora il coraggio dell’indipendenza dai voleri di chi è succeduto a Gianni e Umberto Agnelli nel dirigere la Juventus, figlia prediletta della famiglia reale.

Perché è palese, anzi plateale, che il mondo dell’imprenditoria di Torino, ancora ricco di molte risorse, anche dopo la crisi della Fiat (o proprio per questo), non ha mosso un muscolo non dico per venire incontro all’amministrazione dissennata del Torino del presidente Ciminelli (escluso dalla serie A per pesanti pendenze mai sanate con il fisco) ma nemmeno ha ritenuto conveniente investire nella nuova società che nasceva dal lodo Petrucci e che disputerà di nuovo il campionato di serie B.

Dalla Spagna è venuto un uomo d’affari, Lorenzo Sanz, ex presidente del Real Madrid, a rilevare il Parma, sopravvissuto al disastro economico della Parmalat a fronte del quale i debiti dell’AC Torino di Ciminelli sono bazzecole, e che ha un «bacino d’utenza» pari al 50% di quello granata. Nella città che fu capitale del regno dei Savoia e anche, per poco, del regno d’Italia, nessuno invece, salvo Rodda, presidente dei piccoli e medi industriali e Luca Giovannone, un imprenditore che viene dal Lazio, ha ritenuto di sfruttare l’occasione come recentemente hanno fatto Della Valle per la Fiorentina, De Laurentis per il Napoli e, anche se con un altro percorso, Zamparini per il Palermo e Garrone per la Sampdoria. Gente che non ha mai fatto affari per perdere soldi, convinti quindi che il football, se ben amministrato, è ancora un investimento vantaggioso.

E invece, nei giorni drammatici in cui è stato consumato l’ennesimo tentativo di far sparire la società erede della gloria di Valentino Mazzola o di Maroso, di Ferrini o di Meroni, a Torino, nell’ambiente degli affari, girava una parola d’ordine, che il sindaco Chiamparino puòconfermare: stare alla larga dall’ennesima crisi della seconda (o prima?) società calcistica della città. Non me ne sono stupito, perchè anni fa proprio Calisto Tanzi, quando ancora non s’era infilato nel buco nero che lo ha espulso dall’impero industriale che lo aveva creato, mi rivelòche, essendo tifoso del Toro come tutti quelli erano giovani nel primo dopoguerra, aveva pensato di rilevare la società dopo le stagioni felici di Orfeo Pianelli e di Sergio Rossi, ma qualcuno dell’area Fiat lo aveva immediatamente stoppato: «Lascia perdere il Toro, è ormai moribondo».

E allora, credo sia logico chiedersi: chi non vuole che la squadra del Torino esista? Chi da anni fa in modo che questo club, erede di tanta gloria calcistica, non abbia più diritto di coltivare sogni di successo, anche momentaneo, e sia costretto mestamente a passare dalle mani di presidenti e manager senza passione, senza dignità, inadeguati, demotivati, «juventini» e con una costante comune, l’assenza e la precarietà di mezzi economici a disposizione?

Perché, insomma, al Torino che ha nella città 50mila tifosi capaci, due anni fa, per esorcizzare il giorno dell’ennesima retrocessione in B, di salire al colle di Superga (il luogo della memoria tragica granata) non è più permesso coltivare ambizioni non dico da Milan, Inter o Juventus, ma da Udinese, da Sampdoria, da Palermo (che pochi anni fa era addirittura fallito ricominciando dai semi-professionisti) o perfino da Chievo (che da cinque anni gioca ininterrottamente in serie A)? Quale logica o trama politico-economica perversa e antisportiva condanna dunque, da dieci anni, ad una esistenza perennemente incerta, una società che per la festa della promozione in A, solo due mesi fa contro il Perugia, ha portato allo stadio delle Alpi 60mila persone, più della Juventus campione d’Italia?

Credo quindi non sia banale una riflessione se per rispondere a questo interrogativo, che forse è anche una parabola del metodo sciagurato ed egoista imposto in questi anni dalla Lega calcio alla sconsiderata repubblica del football nazionale. Un metodo ostaggio della visione del mondo di Galliani e Giraudo, secondo la quale ha ragione e vince solo chi è più ricco o chi sa strappare più soldi al famoso mercato. Altri meriti non contano.

Se prevalgono simili principi, forse, è proprio questa marcata supremazia del tifo granata in città la colpa che ha condannato e condanna il Toro. Avere in città, anche dopo più di dieci anni di tribolazioni, un «bacino d’utenza» (frase oscena costantemente in bocca ai mercanti del calcio) superiore a quello della Juventus, la squadra che ha vinto più scudetti nel paese, la squadra che fu della Fiat e continua ad essere tutelata dalla famiglia che l’ha fondata, è evidentemente un peccato imperdonabile, che condiziona perfino la volontà degli imprenditori più brillanti del Piemonte e non.

Gianni Agnelli che da vero viveur e appassionato di calcio, godeva il derby come pochi, non avrebbe mai accettato una situazione simile, ma il fratello Umberto, in tempi non sospetti, espresse l’idea addirittura di fondere Juventus e Torino in una sola formazione e, più recentemente, Antonio Giraudo, il dirigente a lui più vicino, con la franchezza brutale che lo contraddistingue, disse chiaro e tondo che Torino non poteva permettersi due squadre. E l’esclusa, inevitabilmente, non poteva che essere il club erede del Grande Torino, una formazione che è nella storia mondiale del gioco del pallone ma che, nella visione neoliberista di Giraudo, non ha nessuna ragione o merito per accaparrarsi il tifo e l’economia calcistica della città. Un concetto ribadito nei giorni in cui il Torino stava per scomparire, quando ha fatto sapere che, avendo la Juventus problemi per la riconversione dello stadio Delle Alpi, già pensava di riprendersi il vecchio Comunale riadattato per le Olimpiadi della neve 2006 e assegnato al Toro.

Insomma, i tempi sono cambiati, ma anche ora che il mito della Fiat è tramontato e che la città vive con fatica il trapasso dall’era industriale a quella tecnologica per non essere stata capace di prepararsi in tempo al cambio epocale che ha posto fine al regno della grande fabbrica, sopravvive a Torino l’abitudine a non infastidire la creatura più amata dalla famiglia, la Juventus e a non intralciare i suoi piani in un calcio sempre più ingiusto e meno sportivo.

Credo che la rinuncia a coinvolgersi a far grande il Torino di industriali di fede granata come Giribaldi, Ferrerò, Lavazza, Del Vecchio, ecc, sia dovuta anche a questa regola. Dopo la tragedia di Superga 55 anni fa e la faticosa ricostruzione, solo Orfeo Pianelli e Sergio Rossi, pur lavorando le loro industrie con l’indotto Fiat, hanno avuto la dignità di non soggiacere a questo atteggiamento di riverenza verso i padroni dell’altra squadra cittadina. Anche Borsano lo fece con l’aiuto di Craxi, ma con l’avvento di «mani pulite», che peròsfioròanche la Fiat, il suo castello che aveva portato i granata a una finale Uefa, crollò. Poi solo macerie.

Così, ora, il mio vecchio Toro, quasi centenario, salvato con il lodo Petrucci dall’iniziativa di alcune persone di buona volontà, guidate dall’avvocato Marengo, si prepara, con una assenza di qualunque ambizione, a disputare nuovamente il campionato di serie B, dove è stato ricacciato. Ai nuovi amministratori, ai quali riconosco il merito di aver creduto alla sopravvivenza di una possibile idea di Toro, sento peròl’esigenza di dire: «Per favore, non raccontateci pure voi la favola di aver salvato il Torino».

Non lo fate per scaramanzia e non lo fate perché non è più vero. Cinque anni fa Francesco Ciminelli, un imprenditore calabrese prosperato con l’indotto Fiat e per di più tifoso della Juventus, fece la stessa affermazione comprando una società apparentemente «sull’orlo del fallimento» da tre improvvidi ragazzi radicati a Genova e guidati da Massimo Vidulich. Abbiamo visto quale è stato il risultato: un avanti e indietro fra serie A e serie B nelle cui pieghe la squadra ha disputato anche il peggior campionato di A della sua storia e il più avvilente nella serie cadetta

Se Ciminelli, affiancato dal suo scudiero Romero, ex portavoce dell’avvocato Agnelli, non ci avesse all’ultimo momento «salvato», saremmo ripartiti infatti per merito della storia sportiva del Toro, dalla CI, ma magari gestiti da un presidente o da un manager ambizioso e capace di farci sognare. Ed ora, forse, ci troveremmo in serie A con aspirazioni come quelle dell’Udinese, del Palermo o della Sampdoria che pure, come noi granata, hanno conosciuto la povertà e, nel caso dei siciliani, perfino l’estinzione e ora invece, disputano la coppa Uefa o aspirano alla Champions Ligue.

Per questo noi torinisti non vogliamo più sentir parlare di gente che ci salva e che per questo dobbiamo riverire. Sono più di dieci anni infatti che ci prendono per i fondelli, il primo, dopo il tramonto di Borsano, evaporato con la crisi della politica, fu Calleri che in due anni fece mercato di quaranta giocatori (fra cui Bobo Vieri, svenduto al Venezia), ridusse (d’accordo con Gigi Gabetto e il suo staff poi inquisito dalla magistratura) da dodici a sei le formazioni del nostro vivaio (che da allora cessòdi essere il migliore d’Italia) e se andòalla fine vendendo molto bene alla «cordata dei genovesi». A essere precisi, fu anche l’ultimo presidente granata che vinse qualcosa: un torneo di Viareggio con la Primavera di Claudio Sala ma nove giocatori su undici della formazione erano stati lasciati in eredità dalla gestione Borsano.

Vidulich e compagni che gli succedettero, vantandosi sempre di «aver salvato la vita del Toro», fecero pure peggio perché, al contrario di Calleri, non mostravano molta attenzione per i bilanci. L’ultimo «presunto salvatore» è stato Ciminelli che, a parte la prima stagione, sembra cinque anni dopo aver preso il Toro solo per fargli vivere una vita grama, mentre lui, come imprenditore, entrava nel business edilizio di Torino 2006. Niente male.

Perché il Torino è dovuto finire a forza nelle mani di questi imprenditori rampanti, ma senza passione e simbolo della disinvoltura dell’attuale mondo economico italiano?

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PIAZZA FILADELFIA
“Piazza: ampio spazio urbano nel quale confluiscono più strade.”
Storicamente rappresenta il luogo di incontro dei cittadini, la cui spaziosita e facile identificazione
ne consentono l'utilizzo non solo per la vita quotidiana (mercato, divertimento,
cultura), ma anche per esercitare la propria cittadinanza. Nelle piazze si svolgeva larga parte
della vita pubblica, assemblee e comizi. Ora un po' meno.
Era anche luogo in cui si amministrava la giustizia, vera o presunta che fosse.
In piazza, davanti a tutti.
La piazza, quindi, idealmente rappresenta il popolo.
È il luogo dove vengono date gambe alle emozioni, dove si regalano braccia alle idee, dove
le passioni prendono corpo. In piazza si puòessere testimoni, spettatori, ma anche protagonisti,
interpreti.
Non c'è televisione che tenga, non c'è giornale che regga, non c'è potente che non rischi
lo sberleffo.
E quale definizione migliore di “piazza” si poteva trovare per uno dei luoghi in cui questa
città ha vissuto ogni sorta di sentimento?
Dalle bombe alla ricostruzione, dalla gioia sfrenata al dolore più intenso, dal riscatto al
degrado. Dall'orgoglio alla vergogna e ora forse, e finalmente, di nuovo alla decenza, alla
dignità…
Piazza Filadelfia, dove i cellulari non prendono. Dove si respiravano e si respireranno fierezza
e lealtà. Dove a queste vengono date forza e cuore. Un cuore non di plastica e neppure
di lamiera distorta. Un cuore con sopra una maglietta color del vino. Un cuore vero,
pulsante ed eterno, il cuore granata di Torino.
QUESTA PETIZIONE
Milletrecento cittadini torinesi, buona parte dei quali tifosi del Toro, hanno firmato perché sul
sacro suolo del Filadelfia non crescessero palazzi, perché il cemento delle speculazioni non inghiottisse
le ultime memorie di un quadrilatero già oltraggiato a sufficienza. Il pericolo è stato fortunatamente
scongiurato, anche se il cammino verso la rinascita di quella parte di Torino – zona storica e
moderna al tempo stesso, siamo nel cuore del quartiere olimpico – è ancora lungo e non basterà una
sacrosanta delibera per spazzare di colpo la vergogna di quelle macerie, lo scandalo di quelle erbacce,
lo scempio di quel degrado.
Siamo al primo passo, per il Filadelfia e per piazza Filadelfia. Per lo stadio che è stato del Grande
Torino, e del Toro e basta, e che al Torino, oltre che a Torino, deve tornare. Ma anche per la città,
per il quartiere, per la gente che nel cortile del vecchio stadio si radunava in chiacchiere, consumava
mattinate e pomeriggi. In quello spiazzo di polvere e sassi si raggrumava umanità (felicemente
immortalata, fra l'altro, nei due film recentemente dedicati al Torino e alla sua città), con il pretesto
del pallone ma con la voglia, soprattutto, di stare in piazza: cioè insieme. Perciòè essenziale
che il Filadelfia rinasca nella sua interezza, che si ripristini quel blocco monolitico attorno al quale
e nata è cresciuta tanta Torino, e non solamente (e non per forza) granata. Chi ha firmato questa
petizione ritiene che lo stadio Filadelfia sia soprattutto una risorsa per la città e, di conseguenza, per
la squadra che ne porta il nome. Puòdiventare un'attrazione turistica, perché rappresenta il simbolo
di una squadra rimasta nella storia e che, paradossalmente più all'estero che in Italia, è ricordata
con nostalgia e passione. Inoltre, il Filadelfia era un gioiello architettonico quasi unico del suo genere
e puòancora essere recuperato, magari sfruttando quei pochi monconi rimasti in vita. Moribondi,
ma ancora e per sempre vivi. Con l'Olimpiade dello scorso inverno, Torino si è proposta come una
sorta di capitale dello sport internazionale, molti turisti l'hanno visitata anche seguendo itinerari
legati allo sport e di questo percorso il Filadelfia è una tappa fondamentale. Ci sono dunque motivi
sufficienti, compreso qualche senso di colpa da riscattare, perché l'amministrazione comunale e la
cittadinanza si prendano a cuore le sorti di questa parte così importante di Torino.
Ma il Filadelfia è anche, se non soprattutto, la culla del Toro. Secondo qualcuno ne è addirittura
il tempio, perché in effetti l'aria che circolava dentro e attorno quei muri ha sempre avuto una composizione
chimica segreta e speciale, ed è respirandola che il Torino – pur avendo avuto risorse economiche
piuttosto limitate – è riuscito a resistere per sessant'anni (cioè fino alla crisi degli anni
Novanta, guarda caso dopo la chiusura del tempio) ai vertici del calcio italiano, producendo oltretutto
una serie incredibile di giovani calciatori grazie ai quali il vivaio granata è stato considerato
tra i migliori – con quelli dell'Ajax e dell'Auxerre – del calcio europeo. In assenza di quell'aria, il
Toro è soffocato, il settore giovanile ha cominciato ad avere il respiro corto, la società è precipitata
verso le voragini più profonde della sua storia centenaria: è difficile pensare che la demolizione del
Filadelfia sia stato l'effetto di questa crisi, è molto più realistico ritenere che ne sia stata invece una
delle cause e probabilmente la causa principale.
Il Filadelfia ha caratterizzato il Torino non soltanto per l'alone romantico che lo circonda, per
l'aura di leggenda che i tifosi gli attribuiscono, per il legame con la memoria (per taluni, e forse non
a torto, un vincolo e quasi un giogo) che rappresenta. Il Filadelfia è stato invece una ricchezza, perché
ha consentito alla società di radicarsi – caso probabilmente unico nel mondo intero – in un luogo
dai connotati fortemente simbolici che ha consentito il lento ma inesorabile sviluppo di un progetto
sportivo che ha esaltato, nei decenni, l'unicità granata e che, al tempo stesso, ne ha garantito il
sostentamento tecnico, oltre che morale. Le testimonianze delle centinaia di giocatori che sono cresciuti
al Filadelfia (e le migliaia di quelli che lì si sono solamente, e magari fugacemente, allenati)
confermano l'importanza delle suggestioni di quel prato, di quelle tribune sbrecciate, di quegli spogliatoi
misteriosi: incentivi morali per fare meglio, e al meglio, il proprio lavoro. E generazioni di
tecnici raccontano di quanto fosse fondamentale che i ragazzi del vivaio crescessero gomito a gomito
con i calciatori della prima squadra entrando in simbiosi con il Toro attraverso quell'habitat del
tutto particolare.
Il Filadelfia puòancora avere un futuro, e nei suoi diversi modi di essere, purché rispettoso della
sua stessa natura, del suo inimitabile passato. Naturalmente non tutto potrà essere come prima, è
giusto che anche i monumenti si adeguino alla modernità ed è sacrosanto che lo stadio ricostruito
possa rappresentare anche un'opportunità economica per il Torino Football Club, purché qualunque
iniziativa legata al business si mantenga rispettosa dei valori che quei muri rappresentano. Di
sicuro, attraverso il Filadelfia il Torino potrà trarre profitti sul piano commerciale, magari allestendo
un museo della storia granata (che entrerebbe senz'altro nei principali itinerari turistici cittadini)
e altre attività in grado di generare reddito, e anche sul piano tecnico, se riuscirà a ricostruire
proprio in quel quadrilatero il cuore della sua attività sportiva, dalla prima squadra all'ultima delle
formazioni giovanili.
I milletrecento cittadini che hanno firmato la petizione, e le altre migliaia che l'hanno sostenuta,
ne sono assolutamente convinti.
LE NOSTRE RICHIESTE
Il 31 luglio scorso è stato firmato tra il Comune e i proprietari dei diritti edificatori sui terreni del
quadrilatero “Filadelfia” prospicienti via Tunisi un protocollo d'intesa per addivenire a uno scambio
che impedirà la costruzione dei “palazzi sul Fila”. Era ciòche chiedeva in prima istanza questa petizione,
sembrava impossibile e invece l'intervento dell'assessore Viano – sollecitato in tal senso in
occasione di un affollato consiglio aperto della Circoscrizione 9 svoltosi il 4 luglio – ha dimostrato
che quando esiste la volontà politica si trova una soluzione anche alle questioni più spinose. Diamo
doverosamente atto all'assessore della disponibilità e dell'efficienza dimostrate e restiamo in attesa
della trasformazione del protocollo in una delibera, nei tempi tecnici che si renderanno necessari.
Superata in questo modo la questione sulla quale è stata organizzata la mobilitazione popolare che
ha portato alla presentazione della petizione, di sua autonoma iniziativa la Presidenza del Consiglio
Comunale ha modificato l'oggetto della petizione stessa in “Ricostruzione Stadio Filadelfia”.
È questo senz'altro il momento giusto per trovare una volta per tutte, con chiarezza e trasparenza,
la soluzione alla ferita aperta nel luglio del 1997. Rimandiamo alla cronologia allegata per le vicende
di questi lunghi nove anni. Adesso è il momento di guardare avanti.
Per prima cosa chiediamo che il Comune dichiari con chiarezza e trasparenza le sue intenzioni.
In questi anni, e ancora in questi ultimi giorni, si sono susseguiti progetti, dichiarazioni, ipotesi,
delibere…, spesso in contraddizione tra loro e comunicati all'opinione pubblica a cose fatte. Nulla
che permetta di dire che cosa ha davvero intenzione di fare oggi il Comune e come intende arrivarci:
– qual è il progetto?
– chi si occuperà della costruzione e della gestione di quanto verrà realizzato?
– quanti e quali sono i soldi?
– quali procedure e quali tempi si prevedono?
In seconda istanza chiediamo che il Comune formalizzi il coinvolgimento dei tifosi nelle decisioni
da prendere. Ciòdovrà avvenire tramite la convocazione di un tavolo sul quale possano confrontarsi
l'amministrazione stessa, la società Torino FC e i tifosi, sul quale si giochi a carte scoperte
e nel quale i tifosi abbiano parere vincolante. La tifoseria granata oggi parla con una voce sola ed è
in grado di esprimere dei rappresentanti che dovranno essere costantemente informati su tutto
quanto riguardi il Filadelfia e le azioni e le opere che dovessero riguardare tale area. Se questo non
dovesse avvenire, nessuno potrà millantare di godere del consenso dei tifosi, che prenderanno
immediatamente le distanze e non mancheranno di esprimere il loro disappunto.
Noi non abbiamo al momento progetti da proporre né abbiamo avallato alcun progetto tra quelli
esistenti. Un concorso di idee (lanciato con opportuni “paletti” condivisi dalle parti interessate)
potrà essere al momento opportuno una modalità adeguata per scegliere soluzioni che raggiungano
l'obiettivo di recuperare la funzionalità originaria del Fila in coerenza con le memoria storica del
luogo. Ciòche chiediamo è che questo tema venga affrontato con modalità completamente diverse
da quanto è successo in questi lunghi anni di scempio, al di fuori di ogni strumentalizzazione politica
e speculazioni di vario genere.
IL RUOLO DEI TIFOSI
Noi riteniamo che l'imprescindibile ruolo dei tifosi debba essere principalmente di garanzia affinché
l'intervento di “ricostruzione del Fila” rispetti quelli che sono i valori, troppo spesso e a lungo
trascurati, che il Fila nella sua essenza rappresenta per i tifosi granata e per tutti coloro che considerano
la storia e la memoria di una “gente” come qualcosa di importante.
I tifosi ritengono peròdi doversi impegnare anche in modo diretto, pur mantenendosi in condizioni
di “purezza”, cioè restando al di fuori di ogni questione relativa alla gestione diretta di beni o
capitali che fossero a disposizione.
Il loro impegno potrà concretizzarsi in quanto soggetti in grado di offrire un contributo anche
materiale alla realizzazione del nuovo stadio. Evitando raccolte di capitali a fondo perduto o simili
a collette (a questo proposito sarebbe opportuno recuperare i soldi dei “mattoni” a disposizione della
Fondazione guidata da Diego Novelli..), ma per esempio in cambio di servizi da fornire alla società
che lo gestirà.
Allo stesso modo sarà utile mettere a disposizione dei tifosi “eccellenti” che da sempre si dichiarano
innamorati del Toro ma che allo stesso tempo, in passato, non hanno fatto il passo di acquisire
la società, strumenti che permettano loro di offrire un contributo fattivo e alla loro portata.
Anche questi tifosi potranno esporsi in cambio di servizi loro diretti.
IL FILA PUÃ’ ESSERE UN AFFARE?
Il Comune anni addietro non ha saputo impedire lo scempio di un monumento che apparteneva
alla collettività, e ora potrebbe legittimamente essere chiamato a porvi rimedio impegnando le proprie
risorse (peraltro pubbliche).
Ma non ci si puònascondere che un progetto articolato in maniera adeguata potrebbe generare
risorse importanti a beneficio della collettività (ma anche degli eventuali soggetti privati interessati
a intervenire).
A puro titolo di esempio non è difficile immaginare il ritorno economico della sponsorizzazione
di un impianto che possiede un simile valore storico al di là del tempo e delle mode ma possa contare
anche sull'assidua frequentazione di tifosi, sportivi professionisti e in erba, turisti, vista l'intensa
copertura mediatica garantita dal calcio in Italia.
Oppure alla destinazione di alcuni spazi ad attività economicamente fruttifere (parcheggio sotterraneo,
attrezzature sportive aperte al pubblico, esercizi commerciali…) coerenti ovviamente con
lo spirito di fondo del progetto.
Ancora, la Torino post-olimpica ha urgente bisogno di capitalizzare il salto di immagine di cui ha
potuto beneficiare. Nel febbraio scorso i ruderi erano ahinoi ancora al loro posto, a pochi passi dallo
Stadio Olimpico e dal Villaggio Olimpico, ma hanno attirato comunque un notevole interesse da
parte dei media stranieri e non c'è dubbio che la memoria di una delle più grandi squadre di calcio
di tutti i tempi entrerebbe di diritto nel circuiti di interesse turistico (il Camp Nou è il secondo
monumento più visitato di Barcellona…). I contatti su questo tema intercorsi tra l'assessore Tessore
e la tifoseria a partire dalle settimane olimpiche hanno prodotto tra l'altro la realizzazione di una
pannellatura che ha rivestito il perimetro del Fila in occasione della celebrazione del 4 maggio ultimo
scorso. Restiamo a disposizione per dare un seguito a quell'inizio di collaborazione.
L'ULTIMA DELIBERA DELLA GIUNTA COMUNALE
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE
25 maggio 2006
OGGETTO: PIANO ESECUTIVO CONVENZIONATO RELATIVO ALLE ZONE URBANE DI TRASFORMAZIONE
AMBITO “12.29 FILADELFIA” E AMBITO “12.14 DOGANA (PARTE)”, LOCALIZZATE TRA LE VIE
GIORDANO BRUNO, MONTEVIDEO, TAGGIA, FILADELFIA, TUNISI E SPANO – FALLIMENTO TORINO
CALCIO S.P.A – PROPOSTA ACCORDO TRANSATTIVO – APPROVAZIONE.
Proposta dell’Assessore Viano,
di concerto con l’Assessore Peveraro.

Con sentenza del 17 novembre 2005, il Tribunale Ordinario di Torino VI sezione civile – fallimentare dichiarava
il fallimento della società Torino Calcio S.p.A.
Risultando inadempiuti gli obblighi previsti dai citati a carico del Torino Calcio, è sorta questione con la curatela
del fallimento in ordine alla caducazione totale o parziale del contratto, con conseguenze che necessariamente
coinvolgono anche le posizioni degli altri soggetti proponenti il PEC e loro aventi causa.
Al fine di risolvere il contrasto tra le rispettive posizioni ed evitare un'eventuale controversia che potrebbe dilazionare
l'avvio dell'intera operazione, le parti si sono incontrate ed hanno ipotizzato di addivenire alla sottoscrizione
di un accordo transattivo tra la curatela e le società proponenti e/o loro aventi causa, volto a salvaguardare
gli equilibri dell'intera operazione.

l'ipotesi di accordo dovrà avere i seguenti contenuti:
* corresponsione alla curatela, da parte delle società proponenti e/o loro aventi causa, di un ristoro economico
pari ad euro 700.000,00 a vantaggio della massa fallimentare, a fronte della rinuncia, da parte della
curatela stessa, ad opporsi alla dichiarazione di risoluzione per inadempimento dell'obbligo di cui all'art.16
punto d) del sopra citato atto stipulato il 17 dicembre 2004, a rogito notaio Mazzucco (repertorio n. 27829 raccolta
n. 13944), fatta valere dal Comune di Torino. Per effetto della dichiarata risoluzione, la Città potrà avvalersi
di tutti i mezzi riconosciuti dal citato Rogito, compresa la facoltà di escussione dell'ipoteca costituita sugli
immobili dalla terza garante Società Ergom S.p.A;
* estinzione, per effetto della suddetta risoluzione contrattuale, del diritto di superficie sull'area sopracitata con
conseguente consolidamento della piena proprietà in capo alla Città, con gli oneri e pesi già in essere;
* rinuncia, da parte della curatela, alla gestione del parcheggio di mq. 1330, realizzato a scomputo degli oneri
di urbanizzazione dalla Società Bennet S.p.A, riconoscendo la proprietà dello stesso alla Città ai sensi dell'art.
1472 non appena il manufatto sarà realizzato;
* avendo interesse alla realizzazione dello Stadio Filadelfia al fine di destinarlo agli usi già deliberati e pattuiti,
impegno della Città a dare inizio ai relativi lavori entro il corrente anno, anche attraverso idonea fondazione
opportunamente costituita, cui affidare la costruzione e gestione dell'impianto de quo;
* impegno dei proponenti e/ loro aventi causa a versare a favore della Città o della citata costituenda fondazione
un contributo aggiuntivo non inferiore a Euro 1.000.000,00 e, a garanzia dell'impegno stesso, presentazione,
contestualmente alla sottoscrizione dell'accordo transattivo, di idonea garanzia di pari importo a
mezzo di polizza fidejussoria;
* impegno dei proponenti e/ loro
aventi causa a garantire la contestualità
dell'avvio degli interventi;
* riattivazione delle procedure di
rilascio dei permessi a costruire a
favore delle società sottoscrittrici
del PEC e/o loro aventi causa
relativamente alle aree non comprese
nella risoluzione contrattuale
sopra descritta.
LE ULTIME DICHIARAZIONI
(ANSA) – TORINO, 9 SET – Il Comune di Torino ha inserito nel proprio bilancio triennale le risorse
(circa 7 milioni di euro) necessarie al recupero del Filadelfia. Lo ha annunciato questa mattina l’assessore
comunale allo Sport, Renato Montabone, che insieme al sindaco, Sergio Chiamparino, ha
visitato lo stadio Olimpico in vista del suo debutto di domani sera.
“E’ la conferma che siamo intenzionati a rifare questo storico impianto”, ha commentato
Montabone. Il progetto prevede il rifacimento del campo su cui giocava il Grande Torino e la creazione
di un museo granata. “Sarà una sorta di parco Grande Torino”, ha spiegato il primo cittadino
rivelando di non aver più parlato del progetto con il presidente del Torino, Urbano Cairo. “Non voglio
dare ultimatum – ha detto al riguardo Chiamparino – ma più passa il tempo più pensiamo che non
sia interessato. In questo caso, il Filadelfia lo faremo noi”.
L’ ipotesi su cui si lavoro per vedere risorgere questa zona di Torino – su cui i tifosi del Toro hanno
ottenuto dall’ amministrazione comunale che non verranno realizzati palazzi nè centri commerciali
– è ancora quella della fondazione. “I lavori di sminamento dell’area inizieranno ad ottobre – ha sottolineato
Montabone – per cui incontreremo i rappresentanti del Torino entro questo mese, così da
capire se ne vorranno fare parte e con quale quota”.
(LA STAMPA, 13 SET) – «Abbiamo stanziato 7 milioni per rifare l'impianto, proponendo al Toro di
entrare nella costituenda Fondazione con una quota significativa – aggiunge l'assessore
(Montabone). – Attendiamo risposte. Se la società non è interessata procederemo da soli, ma a questo
punto il progetto sarà tagliato sulle esigenze della Città più che su quelle della squadra».
(TUTTOSPORT, 13 SET) Da definire resta il futuro del Filadelfia e ieri mattina, a Palazzo di Città,
sulla questione è intervenuto l'Assessore allo Sport, Renato Montabone. «Noi a bilancio abbiamo
già stanziato sette milioni di euro per la ricostruzione del Fila: abbiamo chiesto al presidente Cairo
se fosse interessato, ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta. Com'è noto, l'intenzione è
quella di creare una Fondazione Filadelfia, con capitali pubblici e privati: un asse che consentirebbe
di ridurre l'incidenza della burocrazia. A Cairo abbiamo garantito la copertura del 49% dei costi:
il 51% peròdeve ricadere su di lui, o direttamente oppure attraverso l'ausilio di sponsor. Il presidente
non tratta con noi: il referente è il dottor Pompignoli, un suo strettissimo collaboratore. Però
nemmeno lui è stato in grado di darci comunicazioni in merito».
A sentire Montabone, la volontà di ricostruire il Filadelfia ormai è insindacabile, per quanto sia l'unica
certezza del momento. Come, quando e con quali finalità rimane invece ancora un rebus.
Spiega l'Assessore: «Quella parte di territorio cittadino è impensabile che resti cosi com'è, dobbiamo
peròdecidere in fretta cosa vogliamo fare. Se il Fila interessa al Toro, è cosa buona e giusta
che su quell'area rinasca lo stadio, un altro campettino e la sede, o il museo granata. Se interessa
solo la Città e/ o la Fondazione, allora il progetto puòospitare una squadra di serie A: sarebbe bello
allora se il Torino lo usasse per i suoi allenamenti. Qualora invece a Cairo non interessasse più partecipare
in nessun modo alla ricostruzione, in quel caso faremmo altre scelte. Privilegiando il Parco
della Memoria allo Stadio: perché se lo facciamo
noi, poi lo gestiamo noi…». Ma non sembra uno
scenario verosimile, difatti Montabone poi offre
un'altra interessante opportunità: «Noi vorremmo
un Filadelfia quanto più fedele possibile alla sua
parte storica. Se poi servisse al Toro, potremmo
darlo a Cairo anche dopo averlo ricostruito noi:
basta che ce lo dica. Anziché pagare l'affitto alla
Sisport potrebbe pagare il Comune, vogliamo solo
saperlo prima perché siamo stufi di fare delle cose
che poi non servono» .
E Cairo? Sorride: «Ma io è da tempo che ho dato la
mia risposta. La replico: il Toro è pronto a utilizzare
il Filadelfia, ma siccome economicamente sta
facendo grossi sacrifici, potrà partecipare solo in
maniera simbolica ai costi di costruzione».
CRONOLOGIA
1926. Nasce il “Campo Torino” per
volere del Conte Enrico Marone di
Cinzano, presidente del Torino FC.
1942-49. Al Filadelfia il Grande
Torino conquista cinque scudetti
consecutivi e rimane imbattuto dal
17 gennaio 1943 al 6 novembre
1949.
1963. Il Toro emigra al Comunale
per le partite di campionato. Segue
di lì a poco la chiusura al pubblico
delle gradinate e della tribuna in
legno. La prima squadra e alcune
formazioni delle giovanili continuano
comunque ad allenarsi al Filadelfia.
1970. Il presidente Pianelli presenta un progetto di ristrutturazione.
1986. Il presidente Sergio Rossi commissiona all'architetto Ossola un nuovo
progetto di ristrutturazione.
1989. Il presidente Gerbi commissiona all’architetto Zavanella un altro progetto
di ristrutturazione e riscatta il campo dalla Federcalcio: il Filadelfia diventa di
proprietà del Torino Calcio.
1994. Viene proibito l'accesso del pubblico. Il presidente Calleri si rifiuta di
effettuare i lavori per restituire all’impianto l’agibilità, decide di abbandonare il
Filadelfia come sede degli allenamenti della prima squadra e lo dismette cedendolo
per un prezzo simbolico alla Fondazione Filadelfia, presieduta da Diego
Novelli, che nel frattempo si è costituita.
1997. La Fondazione fa radere al
suolo quasi interamente lo stadio e
lancia una sottoscrizione con la vendita
dei “mattoni”. Viene presentato
un progetto e prevista la data dell’inaugurazione:
4 maggio 1999.
1998. Il Consiglio Comunale approva
una mozione che prende atto delle
proposte di Juventus e Torino per
realizzare stadi di proprietà e impegna
sindaco e giunta a vincolare la
Fondazione Filadelfia al ridimensionamento
significativo del progetto presentato.
2000. La Fondazione cede il terreno alla SIS di Franco Cimminelli, neoproprietario
del Torino Calcio, per l’importo di 140 milioni di lire.
2001. Affonda in Consiglio Comunale il primo progetto di ristrutturazione presentato
da Cimminelli.
2002. Il Consiglio Comunale delibera la variante parziale al PRG concernente
l’area dello stadio Filadelfia tra le vie Spano, Tunisi, Filadelfia, Giordano Bruno,
dando via libera alla progettazione dei “palazzi”.
2003. Viene siglato un protocollo d’intesa tra la Città di Torino e il Torino Calcio
per disciplinare il recupero delle aree Comunale e Filadelfia. Il consiglio comunale
trasferisce al Torino Calcio il diritto di superficie dell’area Stadio Comunale.
Il Torino Calcio si impegna a realizzare nell’area Filadelfia un impianto sportivo
regolamentare con servizi, tribuna e museo della memoria granata. Il 9 dicembre
in Consiglio Comunale viene approvata la variante.
2004. Il Comune approva il
nuovo progetto di ristrutturazione.
Si sviluppa su
un'area che è circa la metà
dell'originale. Al posto del
cortile e del campo di allenamento
della Primavera,
ci saranno due palazzi e
una strada. Il 17 maggio, a
fronte delle proteste relative
all’insediamento del
supermercato Bennet sull’area
del Filadelfia, il
Comune approva il trasferimento
dalla suddetta
all’area ex-
Chinino.
2005. Il 24 febbraio,
via libera in commissione
al piano per l’area
Filadelfia. Quattro
lotti: area ex-Chinino
(centro commerciale),
due lotti per edifici
residenziali, nuovo stadio Filadelfia. In agosto, Cimminelli provoca il fallimento
del Torino Calcio. Tutto si ferma ancora una volta.
2006. 25 maggio: delibera della Giunta Comunale per sbloccare la vertenza con
la Bennet. 31 luglio: protocollo d'intesa tra il Comune e le imprese titolari dei
diritti edificatori, i palazzi verrano costruiti altrove
TRE STADI TRA 1997 E 2000
Nel 1998 viene prospettato di abbattere il Comunale. La Sovrintendenza in questa circostanza
interviene e, ricordandosi che tra i suoi compiti c’è anche il proteggere edifici di valore storico evitandone
la distruzione, si attiva impedendo questa possibilità. Solo pochi mesi prima le medesime
attenzioni non erano state riservate nei confronti del Filadelfia, che pure le avrebbe meritate in
misura ancora maggiore.
Resta come minimo la sensazione di fretta e superficialità nel voler abbattere il Filadelfia senza
aver prima aver tentato un recupero attraverso lavori di conservazione almeno della storica tribuna
e degli spogliatoi o, se tale azione fosse risultata davvero inutile, perlomeno ottenuto reali garanzie
sulla possibilità di una sua effettiva ricostruzione nei termini presentati con tanta enfasi. Non era
impossibile prevedere che questa potesse essere ostacolata dalla contemporanea presenza di altri due
stadi di grandi dimensioni.
Ma tant'è. E così il cuore pulsante del Toro, la fucina dei suoi campioni o aspiranti tali, il luogo
storico di ritrovo dei tifosi granata, piomba nel dimenticatoio. Quella piccola ma efficientissima
struttura che aveva consentito per decenni la sopravvivenza del club senza potentati economici alle
spalle, con ottimi risultati, invidiata e studiata da tutti anche all'estero, viene smantellata e al suo
posto rimane una discarica, nella quale periodicamente i tifosi organizzano presidi e raccolte di
firme.
Il Delle Alpi, costruito nel 1990 e quindi senza necessità di pesanti interventi che non siano voluti,
diventa l'oggetto del desiderio. Al contrario del Comunale, che senza lavori di ammodernamento
risulterebbe inutilizzabile.
A rigor di logica, essendoci due squadre di calcio cittadine teoricamente entrambe con pari diritti,
l'assegnazione degli stadi dovrebbe essere concordata o eseguita attraverso un'asta pubblica. Ma
una delle due minaccia sul principale giornale cittadino, il suo, di spostarsi altrove se non viene
accontentata subito e su tutto, come d'abitudine. Questa squadra non è il Torino.
Meglio quindi procedere in fretta e rispondere positivamente a lettere come quella riportata in
nota*, che se fossero su pergamena parrebbero editti imperiali piuttosto che richieste all'amministrazione
cittadina (il firmatario è persona ben nota alle cronache della giustizia sportiva di questi
ultimi mesi). Ma il risultato è analogo.
Restava la remota possibilità che, a fronte del business stadi anche in prospettiva olimpica, il Toro
“dei genovesi” diventasse improvvisamente appetibile per qualche imprenditore “forestiero”, poco
incline a farsi da parte in silenzio come da copione. Siamo arrivati all'anno 2000.
A Torino il bug del millennio è scongiurato con l'osannato arrivo di Francesco Cimminelli alla
guida della società granata. L'uomo giusto al posto giusto nel momento giusto.
* Lettera di Antonio Giraudo a Valentino Castellani.
Timbro del protocollo della Città di Torino Prot. n. 6756,
Categoria I, Classe 1, Fasc. 1
Torino, 9 settembre 1999 AG/l
Indirizzata a:
Egregio Signor Valentino Castellani, Sindaco, Città di Torino,
Via Palazzo di Città 1, Torino
Illustrissimo Signor Sindaco,
Facciamo seguito all’incontro di ieri pomeriggio e, come d’intesa, Le trasmettiamo subito le nostre considerazioni conclusive
sui contenuti della Sua lettera del 28 luglio 1999, alla luce dei chiarimenti che Ella ieri ci ha cortesemente fornito.
Sul primo punto dell’ipotesi di soluzione da Lei formulata la Società é d’accordo alla costituzione del diritto di superficie
sull’area Continassa per la realizzazione dello Stadio Sociale ad uso esclusivo e delle attività connesse, diritto che
dovrà avere la durata di 99 anni, con facoltà di riscatto decorsi 20 anni.
Sul secondo punto, a fronte delle opzioni relative all’attuale impianto dello Stadio delle Alpi, la Società ritiene di dover
mantenere ferma la soluzione della demolizione dell’impianto stesso (come affermato nella nostra lettera del 12 gennaio
1999).
I lavori di demolizione inizieranno nel luglio del 2001, ad avvenuta ultimazione del nuovo Stadio Sociale; ovviamente
la Società ne garantirà la disponibilità per la scadenza olimpica e gli impegni connessi.
Con riferimento al quarto punto, la Società puòaccettare la riduzione della SLP costruibile da 100.000 mq. a 65.000
mq.
Tale soluzione riduttiva richiede necessariamente che la definizione delle singole destinazioni avvenga in sede attuativa.
In conseguenza é necessario che all’intervento sia garantita una flessibilità, nell’ambito delle seguenti caratteristiche
funzionali:
a) Stadio Sociale
b) Mondo juve: (mq. 12.000), Uffici Società, Museo, Fan’s Shop, Centro Sportivo;
c) Attività connesse: (mq 53.000) attività di supporto all’insediamento e ricomprese tra le destinazioni già previste dall’art.
19, n. 15 della NTA del PRG e, piu’ precisamente, multiplex cinematografico da circa venti sale (18/24), ristorazione,
intrattenimento, commercio tematico, attività ricettive.
Poiché é imprescindibile per la Società avere la disponibilità del nuovo Stadio Sociale entro il 30/06/2001, sarà necessario
che l’Accordo di Programma, che definirà tutti i termini dell’operazione, sia perfezionato entro il marzo 2000.
A tale fine dovrà essere sottoscritto un protocollo d’intesa entro il 30/10/1999.
Come d’intesa, attendiamo entro il 30 settembre prossimo una risposta definitiva ed unitaria della Città sulle osservazioni
di cui sopra che, nel loro complesso, costituiscono per la Società condizione minima per l’accordo.
Con i migliori saluti,
Juventus F.C. SpA
Amministratore Delegato (Antonio Giraudo)
L'ACCORDO CON CIMMINELLI
DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE 17 MAGGIO 2004
(proposta dalla G.C. 27 aprile 2004)
Testo coordinato ai sensi dell’art. 44 comma 2 del Regolamento del Consiglio Comunale
OGGETTO: TRASFERIMENTO DELL’AREA STADIO FILADELFIA E DELL’AREA CHININO TRA LA CITTÀ DI TORINO
ED IL TORINO CALCIO S.P.A.. APPROVAZIONE.
Proposta del Sindaco Chiamparino,
di concerto con gli Assessori Peveraro, Montabone e Viano.
La Città di Torino ha da tempo avviato con la Società Torino Calcio S.p.A. una trattativa volta a costituire in capo a
quest'ultima un diritto di superficie sull'area Stadio Comunale ed a recuperare l'area dello storico stadio Filadelfia al suo
valore proprio di elemento fondante la storia della società e di simbolo per i tifosi destinandolo, una volta ristrutturato, allo
svolgimento delle gare della squadra Primavera del Torino Calcio S.p.A., di attività giovanili e di carattere celebrativo nonché
di allenamento per le squadre ospiti del Torino calcio S.p.A. e della Juventus F.C. S.p.A..
Con deliberazione della Giunta Comunale del 28 febbraio 2003 (mecc. 2003 01436/066), la Città di Torino ha approvato
un protocollo d'intesa con la Società Torino Calcio S.p.A. volto a disciplinare il complesso intervento di recupero delle
aree dello Stadio Comunale e dello Stadio Filadelfia.
Successivamente, con proprio provvedimento del 25 giugno 2003 (mecc. 2003 04189/066), il Consiglio Comunale ha
trasferito in capo alla Società Torino Calcio S.p.A. il diritto di superficie sull'area Stadio Comunale. Sempre con detto provvedimento
il Consiglio Comunale ha disposto che la Società Torino Calcio S.p.A. assuma formale impegno di realizzare
nell'area Filadelfia un impianto sportivo che includa un regolamentare campo di calcio dotato dei necessari servizi e di
una adeguata tribuna spettatori e un Museo della Storia del Torino.
Con deliberazioni n. 120 del 28 luglio 2003 (mecc. 2003 04276/009) – (adozione) e n. 176 del 9 dicembre 2003 (mecc.
2003 09051/009) – (approvazione) il Consiglio Comunale ha approvato la variante parziale n. 59 al P.R.G. ai sensi dell'art.
17 comma 7 della L.R. 56/1977 e s.m.i..
Con detta variante (come da Tavola della medesima costituente allegato 1) la Città di Torino ha individuato un nuovo
ambito di trasformazione “12.29 Filadelfia” ed è stato di conseguenza adeguato l'adiacente ambito “12.14 Dogana”, in
particolare ridefinendo la concentrazione edificatoria, la localizzazione delle aree a servizi e sopprimendo la previsione
del proseguimento della via Reduzzi sino alla via G. Bruno; contestualmente tale variante ha previsto il trasferimento dei
diritti edificatori di pertinenza dell'area dell'Ex Chinino sulla parte di ambito “12.14 Dogana” posta ad est di via G. Bruno
nonché, al fine di consentire l'edificabilità dell'area ex Chinino, il trasferimento su detta area di 10.000 mq. di SLP con
destinazione ASPI generati dall'ambito “12.29 Filadelfia”.
Tale provvedimento fu accompagnato dall’approvazione della mozione n. 26 del 25 giugno 2003 (mecc. 2003
04143/002), che precisava, peraltro, gli indirizzi del Consiglio Comunale in tema di recupero e riutilizzo dell’impianto
“Filadelfia”.
Considerato quanto sopra espresso, occorre ora completare l'indirizzo consigliare, rappresentato nei citati provvedimenti
qui richiamati a parte integrante del presente atto deliberativo, realizzando, a favore della Città, il trasferimento di
proprietà dell'area dell'impianto sportivo Filadelfia e, a favore del Torino Calcio S.p.A., la costituzione su detta area di un
diritto di superficie novantanovennale oltre alla contestuale costituzione di un diritto di superficie di pari durata sull'area
ex Chinino, con le modalità specificate nel dispositivo del presente provvedimento.
Tutto ciòpremesso,
LA GIUNTA COMUNALE PROPONE AL CONSIGLIO COMUNALE
1) di prendere atto che la parte delle aree di proprietà comunale ubicata tra le vie Giordano Bruno, Montevideo, Taggia
e Filadelfia, facente parte del complesso “Ex Chinino di Stato”, quale individuata con perimetro rosso nella planimetria
allegata al presente provvedimento (all. 2 – n. ), è da considerarsi appartenente al patrimonio disponibile della Città;
2) di approvare la costituzione, senza corrispettivo in denaro, con decorrenza dalla stipulazione del rogito notarile, del
diritto di superficie noventanovennale a favore della Società Torino Calcio S.p.A. sull'area, avente una superficie di circa
13.000 mq., denominata “ex Chinino”, sita in Torino, all'interno dell'isolato compreso tra le coerenze vie Giordano Bruno,
Taggia e residua proprietà della Città così come individuata con campitura color ocra nella planimetria allegata e costituente
parte integrante del presente provvedimento (all. 3 – n. ) e precisamente l'area catastalmente individuata nella
descrizione unita al presente provvedimento (all. 4 – n. ). Il tutto formante un solo corpo, fra le coerenze via Giordano
Bruno, residua proprietà della Città, via Taggia ed i mappali 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 97 del Foglio 1400 del C.T.. La
Città di Torino provvederà a propria cura e spese alla demolizione dei manufatti e fabbricati che insistono sull'area, dato
atto che non necessitano opere di bonifica.
L'area predetta, così come risulta dalla tavola normativa allegata alla scheda normativa relativa all'ambito del P.R.G.
vigente “12.29 Filadelfia”, s'intende trasferita in diritto di superficie novantanovennale priva della capacità edificatoria
dalla stessa generata pari a circa mq. 9.100 di SLP, in quanto quest'ultima sarà utilizzata, in conformità alle previsioni di
Piano Regolatore vigente, sulla parte di ambito “12.14 Dogana” (allegata tavola di piano – all. 1 – n. ), posta ad est della
via Giordano Bruno. Il presente trasferimento in diritto di superficie novantanovennale si riferisce, pertanto, al solo sedime
di atterraggio, con esclusione dei diritti edificatori generati di mq. 9.100 circa di SLP, che restano di proprietà della
Città di Torino e che verranno utilizzati nel citato ambito di trasformazione “12.14 Dogana”.
Alla scadenza del termine, il diritto si estinguerà e gli immobili torneranno in piena proprietà della Città. Gli edifici di nuova
costruzione, gli accrescimenti, le attrezzature, gli impianti, le infrastrutture ed ogni miglioria apportata diverranno proprietà
della Città senza che da quest'ultima sia dovuto compenso, corrispettivo o indennità di sorta. Il Torino Calcio dovrà riconsegnare
l'area e quanto realizzato su di essa alla Città in buone condizioni di manutenzione. A tal fine, lo stato degli immobili
verrà accertato in contraddittorio tra i tecnici delle parti.
Verranno fatti salvi eventuali accordi tra la Città di Torino e il Torino Calcio S.p.A. per gli investimenti effettuati dal Torino
Calcio S.p.A. o suoi aventi causa negli ultimi quindici anni prima della scadenza naturale del contratto. Il diritto di superficie
potrà essere rinnovato dalla Città di Torino alla sua scadenza su richiesta scritta da parte del proprietario superficiario
che pervenga almeno 24 mesi prima della scadenza. Ai soli fini fiscali le parti convengono di attribuire all'area in questione
il valore di Euro 7,50 mq. e così per complessivi Euro 97.500,00.
È facoltà del proprietario superficiario sull'area di cui sopra e previa comunicazione alla Città di Torino, nel rispetto delle
previsioni urbanistiche:
a) cedere anche frazionatamente il diritto di superficie e costituire diritti reali ed obbligatori a favore di terzi;
b) trasferire a terzi, anche frazionatamente, il diritto di fare e mantenere costruzioni sul suolo e sottosuolo;
c) trasferire anche frazionatamente la proprietà superficiaria di ciascuna delle costruzioni con il relativo diritto di mantenerle
sul suolo e di costruire sulle costruzioni già esistenti;
d) ipotecare le costruzioni e concedere ipoteca sul diritto di costruire;
e) concedere in locazione – anche finanziaria – le costruzioni o parti di esse;
3) di approvare l'acquisizione a titolo gratuito, dal Torino Calcio S.p.A. alla Città, della proprietà dell'area denominata
“Impianto Sportivo Filadelfia”, avente una superficie di circa 13.000 mq., individuata catastalmente nella sopra citata relazione
costituente (all. 4) con residue porzioni di fabbricato già destinato a campo di calcio; il tutto formante un solo corpo,
tra le coerenze vie Filadelfia, Spano, Giordano Bruno e residua proprietà del Torino Calcio S.p.A., individuato con campitura
di colore verde nella planimetria allegata e costituente parte integrante del presente provvedimento (all. 3).
L'impianto sportivo Filadelfia viene trasferito a corpo, con tutti i diritti, ragioni, accessioni, pertinenze, dipendenze, servitù
attive e passive, nello stato di fatto in cui si trova, ben noto alla Città di Torino nonché libero da pesi, pegni, ipoteche, privilegi,
trascrizioni e iscrizioni pregiudizievoli, liti pendenti, vincoli di qualsiasi natura. La Società presta garanzia da evizione
e molestie nel possesso. Le parti prendono atto che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per
i Beni Architettonici e per il Paesaggio, con nota prot. n. 23598 del 18 dicembre 2002 ha rilevato la non sussistenza del
vincolo di cui all'art. 5 del D.Lgs. 490/1999 e s.m.i. (all. 5 – n. ). Si precisa inoltre che l'impianto sportivo Filadelfia concorre
alla copertura di una parte del fabbisogno a servizi generato dall'ambito “12.14 Dogana”. Ai soli fini fiscali le parti
convengono di attribuire al complesso in questione il valore di Euro 7,50 mq. e così per complessivi Euro 97.500,00;
4) di approvare la costituzione, senza corrispettivo in denaro, di un diritto di superficie novantanovennale, con decorrenza
dalla stipulazione del rogito notarile, a favore della Società Torino Calcio S.p.A. sulle residue porzioni di fabbricati
e sulla relativa area di cui al precedente punto 3 del dispositivo (“Impianto Sportivo Filadelfia”). Alla scadenza del termine,
il diritto si estinguerà e gli immobili torneranno in piena proprietà della Città. Gli edifici di nuova costruzione, gli accrescimenti,
le attrezzature, gli impianti, le infrastrutture ed ogni miglioria apportata diverranno proprietà della Città senza
che da quest'ultima sia dovuto compenso, corrispettivo o indennità di sorta. Il Torino Calcio dovrà riconsegnare l'area e
quanto realizzato su di essa alla Città in buone condizioni di manutenzione. A tal fine, lo stato degli immobili verrà accertato
in contraddittorio tra i tecnici delle parti. Verranno fatti salvi eventuali accordi tra la Città di Torino e il Torino Calcio
S.p.A. per gli investimenti effettuati dalla Società negli ultimi quindici anni prima della scadenza naturale del contratto. Il
diritto di superficie potrà essere rinnovato dalla Città di Torino alla sua scadenza su richiesta scritta da parte del proprietario
superficiario che pervenga almeno 24 mesi prima della scadenza.
Ai soli fini fiscali le parti convengono di attribuire al complesso in questione il valore di Euro 7,50 mq. e così per complessivi
euro 97.500,00.
Nel caso di perimento dell'Impianto Sportivo esclusivamente per cause imputabili al proprietario superficiario il medesimo
è tenuto alla sua ricostruzione.
Tali disposizioni valgono anche per il caso in cui il diritto di superficie si estingua per causa diversa dallo scadere del termine.
Fermo restando il vincolo a servizi pubblici dell'impianto, il diritto di superficie sarà esercitato nei limiti e con le
modalità fissate nel presente provvedimento, nelle convenzioni urbanistiche attuative e comunque secondo i principi
generali e le norme vigenti in materia di diritto di superficie.
La costituzione del diritto di superficie sull'area “Impianto Sportivo Filadelfia” avverrà alle condizioni qui di seguito stabilite:
– il progetto dello stadio, in coerenza con la predetta destinazione urbanistica, dovrà essere redatto nel rispetto delle
seguenti prescrizioni:
– Rispetto della memoria storica
Dovranno essere conservate, come espresso nel parere del 18 dicembre 2002 della Soprintendenza, alcune porzioni dell’edificio
del complesso sportivo, quali le curve storiche su via Filadelfia, via Spano nonché il nucleo centrale della tribuna
con gli ambienti vicini, alcuni elementi decorativi e la zona di ingresso su via Filadelfia (cancellata storica, stele monumentale,
biglietteria, etc.).
– Funzioni previste da insediare
Fermo restando la destinazione d’uso prevista dal PRG, le funzioni sono quelle relative all’impianto sportivo (spogliatoi,
palestre, uffici) e per attività museali e associative della Fondazione Filadelfia, oltre che per attività complementari e
accessorie alla destinazione principale.
– Dimensioni del campo di gioco
Il campo dovrà avere le dimensioni tali da consentire lo svolgimento di partite ufficiali per il livello professionistico (larghezza
minima m. 68 e lunghezza minima m. 105).
– Capienza dello stadio
Il numero dei posti non dovrà essere inferiore ad almeno 2.200 (spettatori) e la dotazione di parcheggi a raso funzionali
all’impianto sportivo (D.M. 25 agosto 1989) dovrà essere reperita sulle aree prospicienti le vie Filadelfia, Spano e G.
Bruno, all’interno dell’ambito di trasformazione.
– Materiali impiegati
Dovranno essere usati i materiali che già erano utilizzati nello stadio storico: rivestimento in mattoni faccia a vista, strutture
in calcestruzzo armato, rivestimento della copertura in metallo, preferibilmente rame.
– l'impianto sportivo, in coerenza con la predetta destinazione urbanistica, dovrà essere adibito esclusivamente ad
impianto sportivo ed è pertanto esclusa qualsiasi modificazione della destinazione d'uso diversa da quella determinata
dalla variante urbanistica medesima;
– è fatto inoltre divieto alla Società di cedere il diritto di superficie per tutta la durata del medesimo, eccezion fatta per
il trasferimento a favore del soggetto giuridico nel quale la precitata Società si sia trasformata, incorporata, fusa o scissa
e che comunque configuri la continuità soggettiva e la prosecuzione anche dell'attività calcistica ora del Torino Calcio
S.p.A.;
– è fatto obbligo al superficiario di procedere al recupero dell'ex Campo Filadelfia su progetto assentito dalla Città sia
dal punto di vista tecnico che dal punto di vista qualitativo ed in base a quanto indicato dalla Soprintendenza, contestualmente
all'avvio della trasformazione urbanistica dell'ambito “12.29 Filadelfia” e comunque secondo la seguente
perentoria scansione temporale:
a) il Torino Calcio S.p.A. dovrà presentare il PEC relativo all'area “ex Chinino” e all'ambito “12.29 Filadelfia” entro e
comunque non oltre la stipula del contratto di permuta;
b) conseguentemente la Città di Torino, subordinatamente alla completezza della documentazione prodotta e a seguito
dell'istruttoria effettuata sulla stessa, approverà tale PEC entro i successivi 90 giorni;
c) stante quanto sopra, la Città rilascerà il permesso a costruire e le licenze commerciali entro il termine di 60 giorni
dalla presentazione della documentazione completa in ogni sua parte, fermo restando che la richiesta del permesso a
costruire relativa alla parte residenziale dovrà essere successiva a quella relativa all'Impianto Sportivo Filadelfia; pertanto
il termine del 31 marzo 2004, di cui all'art. 14.1 lettera e) del contratto sottoscritto tra la Città e la società Torino Calcio
S.p.A. ed avente ad oggetto la costituzione di un diritto di superficie novantanovennale sullo Stadio Comunale (atto a rogito
notaio Mazzucco rep. n. 26967 raccolta n. 13469), fermo il resto, è prorogato allo scadere del termine di 60 giorni di
cui sopra;
d) correlativamente il Torino Calcio dovrà completare la realizzazione dell'impianto sportivo Filadelfia tassativamente
entro 18 mesi dal rilascio delle licenze edilizie e commerciali di cui al precedente punto c); garantendo quanto contenuto
nella citata mozione n. 26 del 25 giugno 2003, nonché il recupero integrale delle parti architettoniche del vecchio
impianto ancora in essere;
e) negli intervalli temporali sopra previsti, non si computa in ogni caso il mese di agosto.
A fronte dell'obbligo di cui al precedente punto d) il Torino Calcio S.p.A. presterà alla Città di Torino, in sede di rogito notarile
relativo agli atti di cui ai punti 2), 3), 4) del presente dispositivo, fino alla concorrenza della somma corrispondente al
valore delle opere così come da computo metrico estimativo relativo al progetto dell'Impianto Sportivo Filadelfia assentito
dalla Città di Torino le seguenti garanzie, tra loro alternative e/o cumulative, su facoltà del Torino Calcio S.p.A.:
1) ipoteca, i cui oneri di iscrizione ed escussione saranno ad esclusivo carico della Torino Calcio S.p.A., su uno o più
immobili localizzati nel territorio della provincia di Torino ovvero in località diversa se assentito dalla Città di Torino, liberi
da ogni diritto reale, iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli, di proprietà della stessa o altro soggetto giuridico da questa
indicata che interverrà nell'atto di cui ai punti 2), 3), 4) del presente dispositivo, stipulando la richiesta garanzia.
La perizia verrà effettuata dall'Ufficio Valutazioni della Divisione Patrimonio della Città di Torino o da altro organo, ufficio
o soggetto, anche esterno, incaricato dalla Città che accerti il valore di mercato dell'immobile o degli immobili;
2) fideiussione bancaria emessa da primari istituti bancari, ai sensi dell'art. 13 della Legge 10 giugno 1982 n. 348 e
s.m.i., che dovrà essere accettata dal Comune, sia per quanto attiene i contenuti, sia in ordine alla idoneità della garanzia
fidejussoria medesima. In particolare, la fideiussione dovrà contenere l'espressa condizione che il fideiussore è tenuto
a soddisfare l'obbligazione a semplice richiesta del Comune, entro 15 giorni dalla comunicazione della stessa, senza
facoltà di opporre alcuna eccezione relativa al rapporto di provvista e/o valuta, incluse quelle indicate all'art. 1945 cod.
civ., con esclusione altresì del beneficio di preventiva escussione di cui all'art. 1944 cod. civ.
Le garanzie di cui sopra, a richiesta del Torino Calcio S.p.A., verranno proporzionalmente e complessivamente ridotte in
ragione degli stati di avanzamento lavori di edificazione dell'Impianto Sportivo Filadelfia i cui valori, accertati da tecnici
dell'Amministrazione Comunale, verranno assunti sulla base di un raffronto con il computo metrico estimativo del progetto
esecutivo. In ogni momento il Torino Calcio potrà sostituire le predette garanzie con altra idonea garanzia, per l'importo
residuo ancora esistente, che la Città avrà insindacabile facoltà di accettare, sia per quanto attiene i contenuti, sia in ordine
all'idoneità della garanzia medesima.
Nei 7 giorni successivi alla presentazione del progetto relativo all'Impianto Sportivo Filadelfia, che dovrà rispondere alle
prescrizioni sopra specificate, la Città comunicherà, in relazione al valore desunto dal computo metrico estimativo del
medesimo, l'esatto importo delle garanzie da prestare.
Il Torino Calcio S.p.A. dovrà comunicare, nei successivi 7 giorni alla Città le predette garanzie e questa, entro i successivi
30 giorni, dovrà provvedere alla verifica di congruità sia rispetto alle garanzie ipotecarie e fideiussorie, sia rispetto alle
condizioni predette.
Nel caso in cui la valutazione della congruità dell'ammontare delle garanzie, effettuata dalla Città, sia inferiore all'importo
corrispondente al valore delle opere così come da computo metrico estimativo relativo al progetto dell'Impianto
Sportivo Filadelfia assentito dalla Città di Torino, ne verrà data formale comunicazione alla Società Torino Calcio S.p.A.
la quale, nei successivi 3 giorni, provvederà, con le medesime modalità di cui ai punti 1 e 2, ad integrare la garanzia da
prestare nei termini predetti, con conseguente stipula degli atti nel più breve tempo possibile.
Resta esplicitamente riconosciuto dalle parti che, nel caso in cui il Torino Calcio S.p.A. non provveda a presentare le
garanzie necessarie alla stipula degli atti notarili alle condizioni sopra indicate, non si addiverrà alla stipula dei contratti
di cui ai punti 2), 3) e 4) senza altra conseguenza tra le parti.
Le garanzie di cui sopra verranno impiegate dalla Città di Torino, unitamente al progetto esecutivo dell'Impianto Sportivo
Filadelfia che il Torino Calcio si impegna a trasferire in proprietà alla Città senza alcun onere o compenso, per ultimare
la costruzione dell'impianto di cui trattasi, salva ogni modifica strutturale e/o architettonica fatto salvo comunque l'eventuale
maggior danno.
In tale fattispecie il diritto di superficie sull'Area Filadelfia, e comunque il contratto che lo ha costituito a favore della
Società medesima, è risolto ipso iure e la Città concederà al Torino Calcio S.p.A., se richiesto, l'uso dell'impianto sportivo
predetto alle condizioni che verranno concordate.
La Società rinuncia sin d'ora a qualsiasi azione cautelare possessoria autorizzando ora per allora in ogni caso la Città o
i terzi da questa designati a prendere possesso dell'area o, ove del caso, a detenerla;
5) è fatto obbligo alla società Torino Calcio S.p.A. di garantire la gestione delle strutture realizzate secondo le seguenti
modalità e scopi minimali, che dovranno formare oggetto di apposita separata convenzione regolante le modalità attuative
dei punti c) e d) che seguono, da stipularsi entro 120 giorni dalla conclusione dei lavori:
a) adibire il campo di gioco per le gare della squadra Primavera;
b) mettere a disposizione, a scopo allenamento pre gara, l'impianto sportivo Filadelfia alle squadre ospiti del Torino
Calcio, verso corrispettivo, a carico dei fruitori, laddove questi lo richiedano con congruo anticipo alla Società Torino
Calcio S.p.A.;
c) consentire la fruizione alla Città di Torino, direttamente o indirettamente dell'Impianto Sportivo per almeno 5 giornate
annue a titolo gratuito per manifestazioni di carattere sportivo comunicato con congruo anticipo alla Società Torino
Calcio S.p.A.;
d) garantire un congruo numero di accessi gratuiti al Museo della Storia del Torino che verrà realizzato nell'area ai
ragazzi in età scolare.
A fronte di tali adempimenti il Torino Calcio fornirà idonea garanzia che dovrà essere mantenuta per tutta la durata della
gestione.
La Città sarà comunque manlevata e ritenuta indenne da qualsiasi responsabilità o danno procurato al complesso immobiliare
o a terzi per tutta la durata del contratto;
6) di autorizzare il legale rappresentante della Città, nonché l'ufficiale rogante, ad apportare, ove occorra, al momento
della sottoscrizione, tutte quelle modifiche di carattere non essenziale ritenute necessarie e/o opportune nella specifica
funzione di adeguamento alle norme di legge e comunque dirette ad una migliore redazione dell'atto;
7) di porre a carico della Società Torino Calcio S.p.A. le spese, accessorie e conseguenti, derivanti dal presente atto;
8) di dichiarare, attesa l'urgenza, in conformità del distinto voto palese ed unanime, il presente provvedimento immediatamente
eseguibile ai sensi dell'art. 134, 4° comma, del Testo Unico approvato con D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267.
Torino, 6 settembre 2006
…Ieri, il medico argentino, che partecipòalla Rivoluzione Cubana, si trovava a Torino presso Palazzo
Bricherasio per visitare la Mostra su Cuba. L’autore del libro LATINOAMERICANA (Ed. Feltrinelli),
da cui è stato tratto il film DIARIO DI UNA MOTOCICLETTA, la storia del viaggio dei due amici
argentini, il 19enne Ernesto Guevara e lo studente in medicina Alberto Granado attraverso il povero
Sudamerica con una vecchia moto, in una intervista al TG3 Piemonte ha dichiarato: “Conoscevo Torino
solo per la tragedia della grande squadra di calcio che perì in un incidente aereo”.
Filadelfia! Ma chi sarà ‘l vilan
a ciamelo ‘n camp? J’era na cona,
‘d speranse, ‘d vita, ‘d rinassensa,
j’era sognè, criè, j’era la lun-a,
j’era la stra dla nôstra chërsensa.
G. Arpino
Lo Stadio Filadelfia è stato protagonista di due film recenti dedicati al Grande Torino:”Ora
e per sempre” (regia di Vincenzo Verdecchi. Con Giorgio Albertazzi e Gioele Dix) ha ottenuto
un grande successo di pubblico e critica nel 2004; la fiction “Il Grande Torino” con
Michele Placido e Beppe Fiorello, trasmessa dalla RAI in prima serata, è stato uno dei programmi
più visti del 2005.
I RAGAZZI DEL FILA
Nome Cognome Esordio in A Nazionale Gol Under 21 Gol
ACQUAFRESCA Robert 11-09-2005
ADAMOLI Giacomo 7-03-1989
AGROPPI Aldo 15-10-1967 5 1
ALESSI
ALLASIO Federico 1932
ALBINO Marcello 29-08-1993 1
ALBRIGI Enrico 22-10-1961
AMORE Enrico 27-08-1995
ANDREOLI Stefano 13-10-1974
ANDREOTTI Marco 24-07-1997
ANTONELLI Filippo 29-09-1997
ARGENTESI Giuseppe 19-10-1986
ATZORI Gianluca 6-09-1992
AZZI Luigi 9-04-1979
BACCHIN
BACCI Roberto 9-09-1990
BADIANI Roberto 28-11-1971 1
BAGGIO Dino 9-09-1990 60 7 24 1
BAIARDO Bruno 15-09-1967
BAISI Pietro 31-12-1967 5 2
BALZARETTI Federico 14-09-2002 4
BARBARESI Mario 12-11-1967
BARBIERI Salvatore 3-12-1982
BELLATORRE Paolo
BENCINA Claudio 14-09-1980
BENEDETTI Silvano 20-11-1983 17 2
BERNARDI Alberto 2-01-1994
BERSIA Piero 1948
BERTAZZON Dino 19-09-1994
BERTELLI Marco
BERTONERI Dante 18-01-1981
BERTUZZO Ezio 15-04-1970 1
BERUATTO Paolo 12-11-1978
BIAGINI Pietro 29-10-1974
BIANCIARDI 2005
BIASI Renato
BIZZARRI Girolamo 1-09-1991
BLANGERO Ezio 16-10-1977
BO Mario 1931 1
BOCCAFOGLI Fabrizio
BOCCHINO Roberto 17-02-1985
BODI Luigi 1953 1 1
BOLOGNESI Davide 31-12-1988
BONASSIN Sergio 10-10-1965
BONESSO Loris 1-04-1979
BONGIOVANNI Liborio 19-12-2004
BORTOT Pierantonio 20-05-1973
BOZZI Ferdinando 11-09-1977
BOZZI Stanislao 8-11-1970
BRAMBATI Massimo 23-02-1966 13
BRANCACCIO Maurizio 6-09-1992
BRESCIANI Giorgio 20-09-1987 2 2
BRIANO Mauro 23-01-1994
BRUNETTI Alessandro
BRUZZONE Giovanni 11-05-1980
BUSSI Livio 1938
CADARIO Aldo 1937
CALAIO’ Emanuele 1
CAMOLESE Giancarlo 14-09-1986
CAMPO Alessandro 2001
CANTARUTTI Aldo 10-04-1977 1
CAPON Marco 9-09-1976
CAPPELLARI Roberto 26-10-1979
CAPPELLAZZO Angelo 3-09-1965
CAPRA Adriano 3-09-1973
CARAPELLESE Riccardo 1949 16 10
CARBONE Benito 15-01-1989 8 3
CARLET Aldo 21-01-1968
CARNELUTTI Carlo 11-09-1977
CARNOVELLI Adriano 1-11-1970
CASTELLETTI Franco 18-02-1973
CASTELLETTI Sergio 16-12-1956 7 3
CATENA Massimiliano 6-11-1988
CAVALLO Antonio 24-11-1985
CERESER Angelo 19-09-1965
CHITI Flavio 9-09-1990
COIS Sandro 17-03-1991 3 12 1
COLOMBO Giovanni 8-10-1967
COMI Antonio 20-03-1983 5
COMOTTO Gianluca 21-10-1997
CORALLO Riccardo 1999
CORNACCHIA Carlo 27-08-1989
CORNI Renzo 24-09-1967
CRAVERO Roberto 16-05-1982 24 1
CRIPPA Carlo 1958
CRIVELLI Sandro 20-09-1964
CUCCHI Pierino 20-09-1964
CUICCHI Andrea 27-11-1988
CUTTONE Agatino 21-09-1980 1
DAL FIUME Paolo 12-01-1975
DAVANZO Danilo 10-10-1973
DAVIN Gabriele 29-11-1981
DELLA DONNA
DELLAMORTE Ivano 28-02-1993 2
DELLI CARRI Daniele 1-09-1991 10
DEPETRINI Umberto 10-11-1968
DESTRO Flavio 14-09-1986
DI BIN Riccardo 20-09-1987
DI DONATO Daniele 12-09-2004
DI SARNO Paolo 20-02-1992
DOARDO Domenico 10-09-1995 7
DOSSENA Giuseppe 16-09-1979 38 1 4
ELLENA Giacinto 1933
ERBA Giuseppe 1-10-1978
ERMINI Franco 4-10-1981
ESPOSITO Vincenzo 14-03-1982
FACCHINELLO Gianni 30-10-1969 1
FALCONE Giulio 7-11-1993 8
FARRIS Massimiliano 4-06-1989
FERRADINI Giovanni 26-03-1972
FERRETTI Ivan
FERRI Giacomo 13-09-1981
FERRINI Giorgio 25-09-1960 7 11 1
FERRINI Osvaldo 1932
FIMOGNARI Mauro 31-12-1989 2
FISSORE Riccardo 1999 1
FOGLI Roberto 31-12-1988
FOGLI Romano 27-05-1956 13 5
FOGLIA Felice 5-05-1996 2
FOSSATI Natalino 15-09-1963
FRANCINI Giovanni 18-01-1981 8 12 2
FRANZONI Paolo 22-10-1967
FRISON Lorenzo 20-02-1977
FUSER Diego 26-04-1987 25 3 18 2
FUSSEINI Abdullah
GALLACCIO Massimo 11-06-1989
GALLEA Cesare 1935 1 1
GARELLA Claudio 28-01-1973
GASPARINI Donatello 23-01-1989
GAVIOLI Oriano 18-01-1981
GERALDI Giuseppe
GERBAUDO Antonio 1957
GIAVARA Luigi 17-09-1972
GIANMARINARO Antonio 1949
GINO Giovanni 24-09-1978
GIOVANNONE Sergio 28-09-1975 1
GIUNTOLI Adolfo 1932
GOLA Steno 2-11-1969
GOTTARDO Natalino 26-0-1971
GOVERNATO Nello 15-09-1958
GRAUSO Claudio 1999
GRECHI Mario 3-09-1965
GRECO Giuseppe 8-10-1978 3
GRIDELLI Maurizio 7-10-1984
GUASTI Carlo 3-10-1971
IMBERTI Francesco 1929
JACOMUZZI Carlo 21-09-1969
LANZARA Ivanoe 1992
LENTINI Gian Luigi 23-11-1986 13 2
LERDA Franco 24-11-1985 2 1
LIMENA Luciano 27-09-1970
LO GATTO Piero
LOMBARDO Marino 19-04-1970 7
LONGO Moreno 23-04-1995 2
LUBBIA Maurizio 29-09-1985
MAINA Giuseppe 1931
MANDORLINI Andrea 4-02-1979 1
MANTOVANI Andrea 19-01-2003 5
MARCHESE Giovanni 16-04-2004
MARCHETTI 2005
MARCOLINI Michele 12-12-1997
MARIANI Jacopo
MARIANI Pietro 16-09-1979 8
MARITOZZI Riccardo 26-10-1980
MARMO Corrado 14-09-1967
MAROSO Virgilio 1944 7 1
MARTINELLI Daniele
MASI Marco 7-10-1979
MASSARA Frederic 1-09-1991
MAZZOLA Sandro 1986
MENCACCI Rossano 12-10-1980
MENGHINI Andrea 6-11-1968
MERCURI Stefano 12-03-1995
MEZZANO Luca 25-02-1996 18 1
MEZZANOTTI Davide 17-03-1991
MOZZINI Roberto 07-11-1971 6 9
NARDECCHIA Massimiliano 13-09-1987
NASSI Claudio 10-10-1960
NAY Cesare 1949 2
NEGRO FRER Alex
NICOLINI Eligio 14-09-1980
NOVELLINO Walter 10-12-1972 1 7
ONOFRI Claudio 3-10-1976 1
OSIO Marco 19-12-1984
PACIOCCO Riccardo 2-10-1983
PAGANELLI Mirko 30-09-1979
PALILLA Carmelo 11-09-1977
PALLAVICINI Giuseppe 13-03-1975 1
PANCARO Giuseppe 6-09-1992 19
PANDRIN Paolo 29-09-1968
PANERO Ezio 6-09-1982
PAOLETTI Gabriele 1998
PAOLINELLI Sergio 4-04-1976
PARI Veniero 24-09-1978
PASTINE Luca 9-01-1994
PELLEGRINI Claudio 1-10-1978 4 1
PELLEGRINI Stefano 14-03-1971
PELLISSIER Sergio 22-09-2002
PELOSIN Mauro 12-01-1975
PIACENTINI Sergio 1939 1
PIASER Bruno 30-09-1973
PIAZZA Antonino
PICAT RE Giovanni 23-09-1970
PICCI Silvio 11-12-1983
PIGINO Antonio 8-12-1974
PINGA André 28-11-1999
POGGI Andrea 11-12-1988
POLETTI Fabrizio 21-10-1962 6 9
PORFIDO Tommaso
POSSANZINI Davide 1995
PRATO Giancarlo 11-05-1958
PRUNECCHI Andrea 30-09-1973
PULICI Paolo 23-03-1969 19 5 19 10
QUADRI Giovanni 9-11-1969 1
QUAGLIARELLA Fabio 14-05-2000 1
RAMBAUDI Roberto 27-08-1989 2
RAMPANTI Rosario 29-09-1968 3
RIMBALDO Claudio 1951
RIVA Mariano 16-0-1979
ROCCATI Marco 14-09-1997
ROSATO Roberto 2-04-1961 37 9
ROSSI Ezio 7-11-1982
ROSSI Marco 18-03-1984
ROSSI Renzo 10-11-1974
ROSSI Ferdinando 10-11-1974 1
RUSSO Bruno 14-10-1973
SCAINI Enzo 18-09-1977
SCALABRELLI Cristian 28-08-1994
SCIENZA Giuseppe 9-09-1990
SCLOSA Claudio 30-12-1979 7
SEMIOLI Franco 24-01-1999
SESIA Marco 7-11-1993
SGARBOSSA Giovanni 11-11-1979
SOMMESE Vincenzo 6-04-1996
SORDO Gianluca 27-08-1989 23 2
SORRENTINO Stefano 12-12-2001
SOTTIL Andrea 6-12-1992 1
SPAGNUOLO Fabrizio 10-05-1981
TACCOLA Mirko 16-11-1988 2
TADDEI Sergio 13-05-1973
TAGNIN Carlo 4-11-1953
TATTI Alessandro 30-03-1980
TIRIBOCCHI Simone 09-09-2001
TUSINO Paolo 10-03-1980
UNERE Giuseppe 3-10-1968
USSELLO Oberdan 1935
VAILATTI Tommaso 28-11-2004
VALLONE Raffaele 1934
VANIN Ronaldo 6-10-2002
VEGLIACH Gianfranco 17-09-1972 1
VENTURIN Giorgio 11-09-1988 1 8
VERSOLATTO Giancarlo 1-09-1966
VIERI Christian 15-12-1991 45 22 23 11
VIERI Lido 21-09-1958 4 3
VIGNANDO Giorgio 1-10-1967 2
ZACCARELLI Renato 25-05-1969 25 2 5
ZAFFARONI Marco 9-09-1990
ZAGO Alvise 9-10-1988 3
ZENNARO Adelino 4-02-1982




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