A…Torino mio!

Inviato Maggio 24th, 2013 by Carlo

A…Torino mio!

Erano usciti tutti, lui era rimasto la.
Voleva restare solo nella speranza di ottenere ciò che più desiderava in quel momento, il silenzio era diventato il vero padrone del campo.
Sguardo perso nel vuoto le mani a sostenerne il mento, occhi fissi verso quel prato dove poco prima gambe correvano a rincorrerne un pallone.
Un sussulto provocato da un rumore amplificato da quel grande vuoto lo distolse dai suoi pensieri, era l’ultima telecamera che testimone dell’evento consumatosi poco prima, veniva rimossa trasportata su un carrello che sferragliava quasi un treno dell’epoca Far West.
Tornò il silenzio e il suo sguardo si allungò prima verso la panchina, poi verso il tunnel, infine verso le tribune.
Era finito il campionato e la sua squadra lo lasciò li da solo con un mesto commiato che sapeva quasi di vergogna per aver fatto così poco per accontentarlo.
Era davvero poco.
Ma in quel momento realizzò: ” anche se poco era importante e se quel poco è importante, presto sarà solo importante pensò e, e poi magari diventerà importantissimo!”.
Si ritrovò in piedi quasi fosse tornato a tifare, sentiva gioire e nuovamente palpitare il suo cuore, ma il vuoto attorno a se, lo riportò ai suoi pensieri, non era rimasto la per questo e tornò a sedersi.
Voleva realizzarne il perchè.
L’ultima partita giocata tra le mura amiche, occasione per far festa con gli amici, senza patema per il risultato, finalmente una serata all’insegna della serenità, roba che da anni non si verificava più.
Era con questi pensieri che uscì di casa poche ore prima dirigendosi verso la pensilina del tram dove con la bandiera in mano e la sciarpa al collo lo attendevano gli amici di sempre.
Non fu così quella sera.
Per questo era rimasto la.
Voleva, doveva realizzare.
Un incubo! Ne convenne, fu un a serata da incubo, infatti gli amici se ne andarono quasi subito, provarono a chiamarlo ma lui non se ne accorse, era stordito, quasi incredulo, fortemente impressionato dagli eventi della serata.
Si guardò attorno e percorse con lo sguardo la curva attorno a se.
Vuota.
Si concentrò provando a ricordare gli eventi di poco prima. Erano confusi nella sua mente, si rese immediatamente conto però, che erano veritieri in quanto visti e sentiti da testimoni inoppugnabili quali i suoi occhi e le sue orecchie.
Come onde che si infrangono sul bagnasciuga, in quella confusione dove acqua e ciotoli si lasciano e si prendono in continuazione, riavvolse il nastro della registrazione e la sua mente gli ripropose quel movimento che frammisto a suoni lo sballottarono per tutta la sera come il mare alla riva.
Era quello che desiderava, rivedere il film e possibilmente capirne il perchè.
Cori di scherno, di vaffanculo, applausi frammisti ad urla di dolore, pianti e ancora cori finalmente per la squadra e poi nuovamente i vaffanculo verso questo ora verso quello.
Il richiamo al Capitano, urla e cori con la la richiesta di vederlo in campo mentre era confinato alla panchina mentre la partita scorreva senza sussulti senza gloria, senza anima, senza posta in palio infatti, non era partita.
In quel quadro assai poco divertente, a toccare il fondo, anche scambi di vedute tra amici che di amichevole non avevano un bel niente, anzi…
Erano usciti tutti, ma lui era rimasto la.
Fu così che si alzò e con le mani in tasca fece per andarsene. Di schiena al campo, frugò in una tasca e ne trasse il biglietto ” Torino FC vs Catania “.
Osservandolo, un sorriso amaro pervase il suo volto ma si rasserenò immediatamente e guardando verso il prato verde commentò: ” questa sera nulla di tutto questo è successo, impossibile, devo aver fatto un brutto sogno.
Torino mio, tra due mesi, ti ritroverò qui e in serie A, sarà poco, per me comunque importante “.
Non volle tracce di quella triste sera…fu così che gettò a terra il suo biglietto che andò a sbattere sui gradoni dello stadio per andarsi a posare tra bicchieri vuoti, cartacce i resti di un fumogeno e mozziconi di sigarette.
Si spensero le luci e il buio lo oscurò.

Carlo Testa
23 Maggio 2013


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